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“Incantazione” è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Sergio Sichenze, edita per i tipi di Màrgana Edizioni nel 2020. L’ Incantazione è lo stato di chi si venga a trovare sotto l’effetto di una forza magica e meravigliosa: incantazione lunatica scriveva D’Annunzio, incantazione che mi predisponeva al prodigio, annotava Tomasi di Lampedusa. L’opera è nata durante l’estate del 2020, in pieno isolamento dovuto alla pandemia che ci ha resi isole. C’è un momento in cui il poeta, così come l’artista, si chiude la porta alle spalle, si libera di sovrastrutture, pensieri, maschere e corazze, e resta  in silenzio, solo con se stesso. Questa condizione di isolamento è la condizione migliore per osservare, mettersi in ascolto dell’altro, scrivere. Non a caso il primo testo reca il titolo di Quarantena. In esso è evidente il dramma dell’incomunicabilità rappresentato dalle spente parole e dall’assenza. E ancora una volta, dopo l’altra sua silloge “Tutto è uno”, ad incantare Sichenze è la natura in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue manifestazioni. Il mondo è spasimo, Bituminosa babele di sguardi. Unica a sopravvivere all’imbrunire è l’Isola, paradigma della condizione umana di quei mesi, non a caso parola ricorrente, nel corso della silloge, per ben quindici volte.

Citazioni tratte da Leopardi e dal Montale de “La bufera”, da Bufalino, da Foscolo, da Mascolo, da Tomasi di Lampedusa, da Biundi ma anche dalla Bibbia introducono i vari testi. La luna spesso è protagonista, come spettatrice indifferente direbbe Leopardi, come testimone comprensiva e partecipe dei fatti potremmo dire noi. Altro protagonista indiscusso e onnipresente il mare con i suoi abitanti e con i suoi nemici e predatori. I testi sono costruiti come raggruppamenti di haiku che fissano emozioni, immagini, stati d’animo. La successione delle parole cattura l’attimo fluente per divenire carezzevole verso figurato che coinvolge la sensibilità del lettore. Molto frequente è l’utilizzo dell’enjambement probabilmente per incidere  sul ritmo del componimento e focalizzare l’attenzione su lemmi particolarmente significativi. Il lessico è evocativo, ermetico, immaginifico, ricco di aggettivazione fluida e suadente e di costrutti a volte nuovi e inconsueti come  pallore / di nebbia alluna o mare fiotta, deserto mareggia, arcaici o letterari come tumultua, alluna, mareggia, oracola, s’azzurra, rammemora, s’acqueta, s’eleva, s’acquatta, s’abbuia, s’approssima, s’asseta, vorticano, s’acciuffa. Frequenti anche le citazioni classiche come Sovrumani silenzi, S’aduna o i neologismi come infinitudine. Nel caso di Sichenze poesia è fiducia nel potere di cura della parola, alla ricerca di libertà e autonomia interiore. Matura sempre di più in questo libro un sentimento di osservazione condotto ai massimi livelli e di attenzione all’anima verde del mondo. Ne consegue un senso di unitarietà e appartenenza al mondo che va oltre il suo aspetto materiale per coglierne l’essenza più profonda e vitale. Tale sentimento è presente nelle cose viventi, nella natura, negli esseri, nelle percezioni indefinite e indefinibili che si possono ricondurre all’intero universo, perfino nelle assenze e nei silenzi. Ecco dunque che l’apparente semplicità di questa scrittura non deve indurre in errore, non esiste cosa più difficile della semplicità che è possibile cogliere con immediatezza, puntando direttamente alle cose evitando di perdersi in spiegazioni e astrazioni che allontanerebbero dall’esplorazione e dalla descrizione di fenomeni ed eventi.

© Deborah Mega

 

Lampara

Notturne
rotte dorsale
spina delle acque
seguono.

Sentieri dai pesci
tramandati.

Spade e squame
nel mercurio
s’annidano.

Petrolio in luce
divina.

Malia: abbaglio
sovrasta.

Vita visione
aerea avvista.

Ombra
di mano agonica
catasta ripone.

Coltello riverbera.

 

Canicola

Diruto
muro: limacciose
acque stagne. Anossico
verde.

Riarso
mezzogiorno prodigio
di miraggio
matura: melassa
d’assenzio, vischiosa
colatura di deiformi
forme.

Rintocco
di campana aria
liquefa: cenere
di suono.

Fumosa
asprezza: luce
vapora.

Polverosa
mia terrena
canicola.

Irrimarginabile
memoria.

 

Sepolcri

Prigionia
d’inguariti volti.

Specola
senza sangue: calcite
carbonatica di marmo e
ossa.

Reciso
giardino, erbario
atrofizzato: tumulate
ombre.

Seriali
lapidi: scarni
solari raggi
rianimano.

Inabitato
spazio: volto
delle origini
assume.

Memoria: sacra
arca.

Lingue
della carne
parlano.

Marino
affaccio di verdeggiante
agave.

Non saremo
assenza.

 

Testi tratti da Sergio Sichenze, “Incantazione”, Màrgana Edizioni, 2020.