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In “Δαιμόνιοι” (Creature demoniache) “di Anna Griva, la visione di Dante personaggio

A cura di Maria Allo

In Se questo è un uomo Primo Levi tra gli orrori e le violenze di ogni giorno ad Auschwitz, racconta di un momento di sollievo durante una breve pausa del lavoro forzato quando traduce per un compagno francese, di nome Jean, soprannominato Pikolo, il XXVI canto dell’Inferno, dedicato all’ultimo viaggio di Ulisse e, mentre si sforza di citargli a memoria i versi di Dante, per un attimo vede <<qualcosa di gigantesco […] forse il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui…>>. Il testo di Dante acquista una duplice funzione: da un lato, è un frammento di cultura e di poesia che Levi ostinatamente vuole salvare dall’oblio per riaffermare nell’inferno del lager le ragioni dell’umanità e contrastare l’abbrutimento in cui gli aguzzini vogliono relegare i prigionieri, dall’altro è, con il suo finale tragico, la proiezione della morte che incombe su Levi e tutti i suoi compagni di prigionia. Tutto il libro è pieno di riferimenti all’Inferno dantesco. Questo episodio può farci capire la profondità dei significati culturali e umani acquisiti nel corso dei secoli dall’opera di Dante. Leggere le sue opere significa esplorare un affascinante paradosso tipico dell’esperienza letteraria: com’è possibile che un uomo del passato, con una visione della morale, della religione e dell’amore lontana dalla nostra, possa dirci cose attuali e vive ancora oggi? Certamente l’evento cruciale della biografia dantesca è l’esilio. I riferimenti ad esso nelle sue opere e in quelle di altri autori anche stranieri sono continui, con sfumature sentimentali e morali che variano nel tempo. Grazie al grande poeta greco, Sotirios Pastakas, ho avuto occasione di leggere un testo di Anna Griva, dedicato a Dante. La giovane promettente poetessa greca, che ha già pubblicato quattro raccolte di poesia e si è dedicata anche alle traduzioni di opere rinascimentali, nel corso del Reeding Greece 2020, durante un’intervista, sottolinea che il filo conduttore della sua poetica è l’amore per i miti antichi che costituiscono una fonte inesauribile del suo pensiero. Quanto al linguaggio, spiega che la poesia ha lo stesso potere della musica, suscita emozioni primordiali non mediate. “La poesia greca moderna è stata influenzata all’ambiente artistico internazionale, sostiene Anna Griva, il che è inevitabile dato che i giovani parlano lingue straniere, viaggiano, migrano. Direi che i poeti stranieri hanno esercitato un’influenza più significativa rispetto alla tradizione poetica greca. La poesia greca dunque fa parte di una realtà multiculturale e lo dimostra il testo selezionato, omaggio di Anna Griva, al grande Fiorentino. Le biografie intellettuali dei grandi poeti possono talvolta guidare per mano anche il lettore accorto, fornire percorsi di orientamento, di ordine nella selva dei segni e dei sensi. Se ci lasciassimo guidare da Dante e dai suoi libri, piuttosto che comunicare il rapporto tra noi e il passato, non è improbabile che riusciremmo a presentare un’immagine più viva, più variegata e più medievale del poeta e del pensatore. Nonostante dunque Dante appartenga all’ epoca medievale, mondo ormai lontano, rimane vivo e vitale, riferimento indispensabile per generazioni e generazioni di scrittori e intellettuali. Naturalmente se il lettore del tempo di Dante era profondamente sensibile alla concezione religiosa della realtà, il lettore moderno dovrà invece confrontarla con la propria sensibilità e con la propria cultura. Rapportarsi con il diverso, nel tempo e nello spazio, è un’esperienza fondamentale, che educa alla tolleranza e consente di comprendere civiltà, culture, idee antiche e lontane. Il testo di Anna Griva che mi accingo a tradurre, è tratto da Creature demoniache, pubblicato da Melani edizioni, Atene 2020, incentrato su vari personaggi storici, nei quali l’autrice vede una natura demoniaca. Nonostante il titolo, La morte di Dante Alighieri in esilio, il testo prende avvio dalla storia personale, dall’esperienza di traversie esistenziali e dal desiderio di Dante, da un lato, di riconquistare un adeguato posto nella vita cittadina senza compromessi e dall’altro, di compiere un percorso di elevazione alla conoscenza della verità, animato da un’ansia di salvezza “presagiva solo muta ansia. In questo contesto assume valore centrale il tema del silenzio e nel fondo, fortemente sfumato, s’intravede la figura del poeta in un atteggiamento di meditazione e, in lontananza Firenze, teatro dell’amore del poeta per Beatrice. Il risultato è una profonda riflessione sul valore della vita, dell’amore e della morte, analoga a quella presente nell’ opera dantesca. Grazie al potere della poesia, il particolare si fa universale, la voce del singolo si unisce al coro dell’umanità tutta e il cammino personale di Dante diventa il percorso della collettività.

https://www.culturebook.gr/kritiki-parousiasi/daimonioi-tis-annas-griva-parousiasi-apo-tin-aggeliki-pechlivani.html

1321

Ο θάνατος του Dante Alighieri στην εξορία

Δεν άκουγε πια φωνές

ούτε και βήματα

η αγορά έξω απ΄την πόρτα του

σαν να βουβάθηκε

στ’ αυτιά του μόνο έφτανε

το μέγα κύμα

που απλωνόταν και τον κρήμνιζε

στον σκοτεινό βυθό

τότε ήταν που είδε

μια δίνη πολύχρωμη

τη Φλωρεντία με ανοιξιάτικα χρώματα

παπαρούνες και μέλισσες

να συλλέγουν γύρη

κι εκείνος παιδί

ξαπλωμένος στη χλόη

χωρίς υπόνοια της κόλασης

χωρίς οσμή της Βεατρίκης

μονάχα με μια άγραφη

βουβή ανησυχία

για όσα περνούν μέσα απ΄την ύλη

και μένουν πάντα άπιαστα.

Traduzione di Maria Allo

1321

La morte di Dante Alighieri in esilio

Al mercato non si sentivano più voci

o passi

fuori dalla sua porta

come se bisbigliasse

nelle sue orecchie solo

la grande onda

che si espandeva e lo precipitava

nel fondale scuro

Fu allora che vide

un vortice multicolore

a Firenze con i colori della

primavera

Papaveri e api

che pungevano il polline

e quel bambino

sdraiato sull’erba

senza la visione dell’inferno

senza il profumo di Beatrice

presagiva solo muta ansia

non scritta per ciò che attraversa

la materia

ma rimane sempre sfuggente.

© Maria Allo