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Ancora una traduzione di una poesia del neo premio nobel Louise Gluck.

Qui il post di introduzione a cui rinvio per le motivazioni della rubrica “Traduciamo Louise Gluck” e per le altre traduzioni delle quali troverete i links nei commenti a quel post.

da “The wild Iris”, 1992

Violet

Because in our world
something is always hidden,
small and white,
small and what you call
pure, we do not grieve
as you grieve, dear
suffering master; you
are no more lost
than we are, under
the hawthorn tree, the hawthorn holding
balanced trays of pearls: what
has brought you among us
who would teach you, though
you kneel and weep,
clasping your great hands,
in all your greatness knowing
nothing of the soul’s nature,
which is never to die: poor sad god,
either you never have one
or you never lose one.

Violetta

traduzione di Loredana Semantica

Perché nel nostro mondo
qualcosa è sempre nascosto,
minuscolo e bianco,
piccolo e ciò che tu chiami
puro, noi non ci addoloriamo
come ti addolori tu, caro
maestro sofferente; tu
non sei più smarrito
di quanto lo siamo noi, sotto
l’albero di biancospino, la raccolta delle spine
bilanciata da cassette di perle: cosa
ti ha condotto tra noi
chi ti insegnerebbe, anche se
ti inginocchi e piangi,
stringendo le tue grandi mani,
in tutta la loro grandezza non sapendo
niente della natura dell’anima,
che non è mai morire: povero dio triste,
o non ne hai mai una
o non la perdi mai.