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In un testo narrativo e in una descrizione il punto di vista è il punto di osservazione, la posizione di colui che narra o descrive. Tale descrizione può essere monoprospettica quando esiste un’unica angolazione e pluriprospettica nel caso di descrizioni viste da più angolazioni. Quello di cui vorrei occuparmi in questa nuova rubrica, recuperando alcune reminiscenze scolastiche, è l’analisi e il commento di opere d’arte famose e meno famose che apprezzo particolarmente.
Oggi analizziamo La Ragazza col turbante di Jan Vermeer.

La Ragazza col turbante è una delle opere più famose e riprodotte di tutti i tempi. Il dipinto, ad olio su tela (44,5x 39 cm), è stato dipinto fra il 1665 e il 1666. È documentato solo dal 1881, quando fu messo all’asta all’Aia da un certo signor Braams e acquistato per una cifra irrisoria (2 fiorini più 30 centesimi di commissione) dal collezionista Arnoldus des Tombe su suggerimento dello storico dell’arte Victor de Stuers. Fu infine donato nel 1903 al museo con un lascito testamentario del des Tombe. Oggi è conservato presso la Pinacoteca Reale Mauritshuis a L’Aia. Nel 1665 Vermeer aveva dipinto tre ritratti assolutamente convenzionali in costumi storici o esotici detti “Tronien”,  genere in voga nella pittura olandese del Seicento e usati spesso per raffigurare personaggi del passato. La Ragazza col turbante, soprannominato talvolta la “Monna Lisa olandese” era uno di questi tre ritratti. Non è l’unica immagine di “tronie” dipinta dall’artista; allo stesso periodo, infatti, appartengono anche il suo Studio di ragazza e Fanciulla con cappello rosso. L’artista non dipinge una figura completa ma un mezzo busto fermando sulla tela l’istante preciso in cui la ragazza rivolge lo sguardo verso chi osserva ed è forse questo aspetto a rendere l’opera così intensa e misteriosa. Il volto è illuminato e gli occhi della ragazza guardano l’osservatore in modo enigmatico. Il turbante azzurro intorno al capo è dipinto con la tecnica del bagnato su bagnato, con il costosissimo blu oltremare, colore ricavato riducendo in poltiglia il lapislazzuli. Il titolo dell’opera, deriva da quell’orecchino, la cui perla riflette la luce proveniente da sinistra. Su uno sfondo scuro, una fanciulla rappresentata con mezzo busto di profilo ruota la testa di tre quarti verso lo spettatore, verso la luce che proviene da sinistra. Indossa un mantello color rame e una camicia bianca di cui si vede solo il colletto, oltre a un inusuale turbante fatto di una fascia azzurra che avvolge la testa e un drappo giallo annodato che pende dalla nuca fino alle spalle, terminando in frange azzurrine. Il volto della ragazza, ricco di luce, mostra labbra rosse carnose e dischiuse, naso sottile e dritto, occhi grandi e vivi. La luce delle pupille è poi richiamata dall’orecchino con una grossa perla dalle dimensioni innaturali, che brilla sulla penombra del collo. La perla è dipinta utilizzando poche pennellate, separate l’una dall’altra: è l’occhio umano che ha l’illusione di vederla intera. La perla all’orecchio risulta legata ad un’immagine di purezza che sembra opporsi ad uno sguardo interessato e provocatore rivolto all’osservatore. Di particolare interesse risulta l’uso dello
sfumato, sul volto della giovane donna. I lineamenti infatti sono ammorbiditi “spalmando” il colore con le dita, in questo modo i lineamenti dei volti acquisivano una straordinaria dolcezza. Tratti costanti della pittura di Vermeer sono le composizioni molto equilibrate, l’atmosfera silenziosa delle scene domestiche e la resa raffinata della luce. L’amore che si sviluppò, da parte della critica e del pubblico, nei confronti di Veermer, risale alla fine dell’Ottocento. Questo è spiegabile con un’assonanza tra la poetica crepuscolare e gli ambienti descritti da Vermeer. La luce polverosa che entra dalle vetrate della casa,  l’atmosfera silenziosa e malinconica di certi ambienti borghesi avvicinano le opere di Vermeer al particolare punto di vista di quelli che saranno i Crepuscolari. Nessuno conosce in realtà la vera identità de La Ragazza col turbante. Lo scrittore francese André Malraux vide in lei Maria Vermeer, la figlia maggiore dell’artista nata nel 1654 o 1655. L’attenzione del pittore nei confronti della psicologia del soggetto lascerebbe supporre che egli abbia lavorato con una modella di fronte a sé per l’estremo realismo dei particolari e un flusso vitale di energia che attraversa il dipinto stesso. Nel 1986 è stato pubblicato il romanzo La ragazza col turbante (tradotto in nove lingue) della scrittrice Marta Morazzoni e nel 1999 il romanzo La ragazza con l’orecchino di perla, scritto da Tracy Chevalier.
Nel libro si immagina quale potesse essere la vera identità della fanciulla ritratta da Vermeer, descritta come una ragazza di sedici anni a servizio della famiglia dell’artista e che diventerà il soggetto del suo capolavoro.
Nel 2003, dal romanzo è stato tratto un film del regista Peter Webber, interpretato dall’attrice Scarlett Johansson, che ha contribuito a rendere planetario il successo dell’opera conservata al museo Mauritshuis.

Deborah Mega