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Per tutto agosto ogni mercoledì un racconto breve della serie Del terzo millennio: strascichi post-umani di Enrico Cerquiglini. Ogni mercoledì una perla di disincanto proprio dei nostri giorni, da raccogliere tuffandosi nelle profondità, per poi riemergere al “sollievo” del sole, del mare, luce e vacanze. Buona lettura.

Quanto l’aveva desiderato un figlio! Per anni aveva temuto di dover morire senza lasciare traccia di sé. Gli sembrava inutile la vita senza un’appendice di immortalità. Quando, dopo cure e trattamenti medico-chirurgici, la moglie rimase incinta il sole ricominciò ad illuminare i suoi giorni. Com’era bello quel bambino, pieno di riccioletti biondi, con i lineamenti identici al padre che diventavano ancora più somiglianti con il passare degli anni. Ma dal padre non aveva ripreso la voglia di lavorare, il senso del sacrificarsi per la famiglia e per raggiungere certi obiettivi. Neanche la scuola faceva per lui, “T’insegnano tutte stupidaggini. Che me ne frega di Giolitti o di Pascoli? Andare a scuola è solo una perdita di tempo”, tanto che finì a 16 anni la terza media e decise di non continuare a perdere tempo. Il padre cercò di farlo entrare nella fabbrica dove lavorava da trent’anni, ma lui rifiutò “Io non voglio fare lo schiavo nella vita”. Passava le mattinate a letto e le serate a zonzo per i locali della città: un po’ di birra, qualche pista di neve, qualche amoruccio di strada e si faceva l’alba. Il pomeriggio lo passava al bar a discutere con i pensionati, si faceva offire prosecchini a raffica e quand’era alticcio cominciava ad insultarli perché quelli come loro rubavano il suo futuro e quello degli altri giovani. I giovani come lui dovevano lavorare per pagare le loro pensioni. Anche con gli immigrati ce l’aveva: ci rubano il lavoro, la cultura e le tradizioni. Le poche volte che incrociava il padre pretendeva da questi il denaro che gli serviva per fare una vita dignitosa aspettando l’arrivo di un lavoro. E spesso lo minacciava di rompergli il “muso”. E a pensare a quanto l’aveva desiderato quel figlio, gli veniva un groppo in gola.

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