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Ragazza alla finestra, Salvador Dalì, 1925

 

Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.

Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa

sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue

ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
Dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte, possiamo
dormire.

Adrienne Rich, Notte bianca

Il testo di oggi è stato scritto nel 1974 da Adrienne Rich, poetessa, saggista, insegnante americana contemporanea, scomparsa  nel 2012. Nota per le sue posizioni femministe e radicali, ha al suo attivo una quindicina di volumi di poesie pubblicati in cinquant’anni di lavoro e di studio. Laureatasi al Radcliffe College, vinse il premio Yale Series of Younger Poets per i poeti emergenti, grazie al quale potè pubblicare il suo primo libro, la cui introduzione fu scritta dalla Auden. Solo con il terzo libro la Rich è stata riconosciuta come una delle scrittrici americane più importanti, sia per la sua voce poetica che per i temi femministi spesso trattati. A partire dal 1969 divenne attivista dei movimenti di liberazione femminista e accettò un importante premio statunitense per la poesia, il «National Book Award for Poetry»,  a nome di tutte le donne la cui voce non poteva essere udita. Nel 1976 pubblicò l’innovativa opera Nato di donna, primo libro femminista dedicato alla maternità, mentre nel 1997 rifiutò un premio dalla presidenza Clinton perché l’arte, per come lei la concepiva, era incompatibile con la politica del governo di quei tempi. Allo stesso modo nel 2003 rifiutò di partecipare ad una conferenza sulla poesia organizzata presso la Casa Bianca in segno di protesta contro la guerra in Iraq. Al 2000 risale una raccolta curata da Maria Luisa Vezzali, edita da Crocetti, che comprende un’ampia selezione di testi della Rich composti tra il 1951 e il 1995. La sua poesia parla di tutto, di rabbia, di amore, di morte, di ingiustizie, di vite calpestate e invisibili. Il testo Notte bianca è apparentemente semplice e immediato ma si presta a diversi livelli di interpretazione. Descrive una donna intenta a lavorare all’alba, è messa in evidenza l’immobilità del momento, dell’ora, in contrapposizione con l’attività della donna, che, fin dalle prime ore del giorno, lavora in solitudine. La luce alla finestra rivela la sua presenza, lambisce i vetri gelati. Forse cuce, la Rich la immagina intenta a ricucirsi la pelle, alla sua stessa maniera ma con un punto diverso, dice. Si consuma alba dopo alba, come fosse una candela, una sonnambula che trascina la sua coperta attraverso la stanza buia. è una sognatrice precisa, da notare l’ossimoro, con la testa piena di sillabe, caratteri grafici, ritornelli. Forse qualcuno ha tentato di tenerla costretta, sotto una coperta afgana ma lei si è ribellata, si è sollevata dalla sua condizione. Nessuno la fermerà perché gli spiriti degli altri sono assopiti, dormono un sonno di pietra simile a quello dei drogati mentre lei è viva, in azione. Anche la scrittrice è viva, prova ne è il fatto che sia sveglia, vigile, che da case e da finestre diverse le due donne, la poetessa e la donna descritta, contemplino la stessa alba dunque sono sorelle. La situazione descritta mi riporta alla mente la parabola narrata da Matteo (Mt  25,1-13), quella delle dieci vergini savie e delle vergini stolte. Tutte attendono lo sposo, le lampade accese sono simbolo di vigilanza, l’olio delle lampade indica la fedeltà e la perseveranza nell’azione, responsabilità di ciascuno. Dopo poi ci sarà il momento del riposo, dopo la ribellione rappresentata dalle fiamme che si levano, verrà il momento del riposo, per ora c’è solo quello dell’attesa, dell’azione e della fratellanza.

Deborah Mega

 

 

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