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Sa sedurre la carne la parola,

prepara il gesto, produce destini…

E’ martirio il verso,

è emergenza di sangue che cola

e s’aggruma ai confini

del suo inverso sessuato, controverso.

 

O datemi qualcuno che mi ascolti,

ché di parole straripo… qualcuno

che mi prenda per mano e dei sepolti

dei fatti polvere e niente al raduno

mi porti… di occhi ho paura… di volti…

Non mi restava ormai niente e nessuno,

e come sanguinando intorno intorno

pesantemente in me cadeva il giorno.

 

Mi dispero perché

non ho che parole erose scrofolose

parole, a darsi all’ozio intente,

che non sanno far niente.

 

Patrizia Valduga, Medicamenta e altri medicamenta, Einaudi, Torino, 1989

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