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Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.

MARIANGELA GUALTIERI, da Bestia di gioia, “Mio vero”

Il tempo dei compagni d’amore è un tempo finito, che dura poco. E’ breve il tempo che resta, scrive Gualtieri, dunque va vissuto appieno, con serenità, dolcezza e gentilezza. Non dobbiamo aver fretta né strafare per ansia di vivere o di concludere il nostro percorso. Dopo saremo scie luminose, fotoni lucenti e avremo una grande nostalgia di tornare umani nonostante da umani, si sia imperfetti, eppure dopo in un’altra dimensione, avremo “nostalgia d’imperfetto”. Non potremo infatti sfiorarci, accarezzarci, perché non avremo l’organo deputato a farlo, le nostre mani.

Amare, avere la possibilità di stare con la persona a cui più vogliamo bene, è qualcosa di prezioso, da maneggiare con cura come fosse un cristallo o un’opera blindata e protetta.

Ne deriva che ogni vita per manifestarsi ed esplicitarsi necessita di un corpo che deve essere trattato con cura e dolcezza. Perfino il nostro cammino, il nostro impatto sulla terra dev’essere il meno invasivo e il più delicato possibile.

Mentre si rivolge alla persona che ama l’autrice ci invita ad avere cura di qualsiasi cosa, a cogliere l’attimo, a sorprenderci di fronte ai meccanismi di natura e di vita che spesso diamo per scontati tanto sono perfetti e naturali, il volo, il guizzo, il volteggio, la maturazione di fiori e frutti, lo scorrere dell’acqua, la sfioritura delle foglie e la nuova gemmazione a partire dalle radici. Ci invita a ringraziare ogni tanto per quello che abbiamo, per quello che siamo, perfino per il nostro esserci scelti come compagni d’amore. Alla base dell’amore infatti c’è un meccanismo di selezione reciproca che ci ha fatto preferire una persona rispetto ad un’altra lungo il nostro percorso di vita. Essersi trovati e non essere soli è già una benedizione, da apprezzare e da far durare il più a lungo possibile.

Deborah Mega

 

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