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n.1 ἀπορία

Inchiodato al cielo lo scirocco geme, vortica alla marina , invade i cortili, recide l’aria, corre nei vicoli socchiuso tra le auto ferme e non c’è fragore di vetri infranti nel silenzio del pomeriggio invernale colmo di respiro là dove nasce e si spegne .Ma il vento nel silenzio penetra gli alberi, ondula sulle abrasioni dei muri ,tra gli intonaci rossi delle case mentre il fragore del treno stride verso il nulla anche se la terra a poco a poco fa vibrare i teneri trifogli. E intanto la pioggia infuria e assale un coro di voci antiche tra gli sterpi nella dura luce del restare acuminato e del nostro umano passare nel ritmo della risacca. Ora le sillabe crollano sull’acqua dei tombini crepitando sopra le verdi cime i cardi, i nidi e i rami spogli. Eppure sui monti di roccia dura fiorisce il mondo.

n.2 ἀπορία

Se per tutto c’è termine e il fiume scava le nostre vie di ombre tronche perché sostare senza perdono? Fingersi veri senza simmetria mentre cresce nella ferita questa lama disumana che soffocando inganna , tiene svegli , mentre fredda alita la sera tra le vigne , le pietre e i ruderi di fronte …Ma in un punto invisibile la luce della luna si spande , trova luogo dentro i contorni delle cose , sulla soglia che lambisce un’altra forma umana fino al mare come una forza che mentre nasce muore.
Questo autunno indifeso tra i contrasti dei colori di Mondrian
Muore prima dell’alba con il ritmo di brume invernali
Mentre si fa nero il cielo e più lontano cadono le foglie.
Ma non è questo il punto
Si muore restando in piedi con il coraggio di un acrobata cretese
Anche se in agguato il reale assedia il nostro andare

n.3 ἀπορία

Non ha tregua l’umanità e tra nubi sparse la natura spande i resti del suo silenzio .Non resta che cenere nella memoria o questo nonsenso che è la vita . Ma qui non c’è campo o sono io a non avere campo. Nessuna poesia servirà. Niente da capire. Forse sprofondare non serve e tutto sarà uguale come prima. Ma il momento in cui nasce l’idea ,il raptus dell’incontro con l’idea , è vedere un pugno di terra e un biancospino , tenero , testardo mentre il cucùlo chiama solo nella notte, chiama una compagna forse smarrita sull’altra riva e i cipressi in sordina modulano controcanti . L’Etna intanto continua a digrignare e le bacche a suggerire tutti i nomi cancellati , recisi con molta discrezione, s’intende .

© Maria Allo

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