Affianco i tuoi anni con i ricordi e non siamo più così distanti.
C’erano giorni imbanditi, mi nutrivano le emozioni
erano sottili nel tempo, riuscivo ad inghiottirle
nonostante i passaggi resi stretti dai rinforzi delle mura.
Era pieno di nemici là fuori.
C’è voluto tanto ad individuare lo specchio
a riconoscermi dietro l’armatura.
Tu che c’entri? Non posso sapere se è noia
a far fare la mosca al tuo sguardo.
Il mio ha un sapore di madre
ma lei, la ragazza affamata di ieri
torna con la sua notte infinita a porgere la mano.
A chiedere un pezzo d’amore da masticare piano.
Non si dimentica la fame.

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