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è un pomeriggio di niente
un pomeriggio da niente
con le nuvole basse a gravare sui tetti
coi tronchi in giardino come pali di pietra
neanche un vento, l’animarsi dell’aria,
i rami a tremare, un alzo di carta,
tutto fermo, un silenzio,
un tacere le foglie
e la voce che manca

non so se tu dormi
o se stai alla finestra

come me

che non aspetto nessuno
che disegno sul vetro
mille fiocchi di neve
che sono state farfalle.

Francesco Palmieri

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ph. Marek Waligora

Chiudo questo lungo excursus nel tema del silenzio con un’ultima poesia di Francesco Palmieri. Il numero otto nel titolo indica che nell’ambito della rubrica ho commentato otto poesie di Palmieri. Francesco, come autore del blog Limina mundi, è stato generoso nel rendere disponibili i propri testi alla mia “vivisezione”.
Con l’occasione compio una piccola digressione riepilogativa e ricordo anche gli altri autori del blog che hanno accettato di rendere disponibili le proprie poesie sul tema: Maria Allo, Deborah Mega, Francesco Tontoli, Raffaella Terribile, Alessandra Fanti. In tutto ventitré poesie, oltre ad un mio testo che è stato commentato da Deborah Mega, per complessivi 24 incontri col silenzio.
Le poesie commentate sono state accompagnate dalle foto d’autore di Emanuele Dello Strologo, Daniele Gozzi, Alessandro Tocco, Massimo Grassi, Carlo Piscopo, Massimo Lichtman, Samuele Romano, Daniela Alessi, Angelo Merante, Art Khai, Lex Lutther ai quali si aggiunge oggi Marek Waligora.

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ph. Marek Waligora

Una bella esperienza che mi ha permesso una sorta di verifica di quanto esposto nei due post introduttivi sulla rubrica “Il tema del silenzio” qui e qui, oltre ad una maggiore conoscenza della scrittura degli amici poeti che ho citato e ad un’indagine ulteriore di cosa sia il silenzio, se un male o una risorsa, concludendone che dipende dalla prospettiva e dall’atteggiamento individuale che modula la prima, permettendo agli estremi la visione del silenzio come tacere che permette la riflessione e percezione di ciò che il rumore copre o nasconde, oppure all’opposto lo stato di silenzio come diverso modo di chiamare la sofferenza muta.
Torno quindi al commento del testo di Francesco Palmieri, la prima cosa che di esso ho notato è l’andamento piano, rassegnato e la poesia infatti appare malinconica, ma non cupa o drammatica, c’è l’immobilità e il silenzio tipici forse del momento dopo la tempesta, o di quello prima che si scateni la bufera, in ogni caso un’immobilità e un silenzio che sono pace, da godere finché durano.

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ph. Marek Waligora

Nella strofa finale il gesto di disegnare fiocchi di neve richiama il gioco dei bambini che sfruttando la condensa sui vetri delle finestre per contrasto di calore interno esterno, si divertono a scrivere e disegnare sull’opaco del vapore condensato, scoprendo il vetro trasparente e tracciando così dei segni: lettere o case o farfalle, i disegni sopravvivono il tempo che si forma sul vetro nuovo vapore. Questo gioco ha lo stesso fascino dello scrivere sulla sabbia, il fascino del transitorio, del voler comunicare, dell’artistico e del divertimento tutti insieme. E’ dunque una chiusa che alleggerisce ancora di più l’intero testo. Direi che stare così, in questo limbo di silenzio potrebbe anche essere gradevole, rispecchiare l’anima e il desiderio di quiete, immensa, pacificante, solidissima quiete.

Per il commento visivo ho interpellato Marek Waligora, creatore di immagini di fascino, nelle quali da trame antichizzate, sfumate o ricamate emergono figure misteriose o infinitesimali, animali, scenari onirici e surreali, quasi fossero forme e paesaggi osservati a distanza con un cannocchiale puntato sulla luna. Sognanti eppure magici come un fantastico mondo da Alice nel paese delle meraviglie dominato da filtri di colore, dalla maestria e sensibilità dell’autore.

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ph. Marek Waligora

Loredana Semantica

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