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Proseguono le interviste del lunedì di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti.

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

L’autore intervistato oggi è RITA PACILIO, la quale è stata interpellata anche in un’altra occasione per Sette domande sulla poesia.

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  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa é in grado di esprimere?

La poesia è il senso del movimento dell’uomo nel mondo, la poesia è il fascino che proviamo di fronte alla bellezza, all’innominabile. È studio, dignità, stupore. È  un atto di fede, è gioia, un richiamo.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinata alla poesia?

Ho cominciato ad amare la poesia e a scrivere in versi sin dalle scuole elementari. Sono stata molto fortunata, perché la mia maestra, Maria Tortono, era una poetessa. A sette anni leggevo Aldo Palazzeschi e Ada Negri.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

I miei punti di riferimento sono stati i libri, le antologie scolastiche, gli insegnanti. A scuola ho amato la poesia e tutta l’arte, infatti, devo tanto ai miei formatori! Sul mio comodino ci sono molti libri, sono gli autori che non inserisco in nessuna libreria, non li deposito mai, ma che rileggo con molta frequenza. Sono: Pascal, Sant’Agostino, Leopardi, Gatto, Cardarelli, Luzi.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

‘E’ l’una e tutto va bene/sono le due, due ore serene/ma c’è anche l’ora della guerra … ’

Avevo sette anni.

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

Vorrei parlasse a tutti, proprio a tutti coloro che sappiano ancora incantarsi: un critico, un poeta, un artista, uno studente. Vorrei parlasse anche a un lettore qualunque che non sappia comprendere la tecnica e il senso, ma che sappia stupirsi.

  1. E’ stata dichiarata la morte della poesia e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

La poesia non può essere morta, né morire, altrimenti scomparirebbe il mondo! In poesia molte correnti poetiche legate al territorio, e a scuole di pensiero, si fanno la guerra, e alcuni poeti che vogliono fondare, oppure far rivivere i ‘canoni’, fanno terra bruciata intorno a chi vuole testimoniare la sua presenza poetica nel mondo. Secondo me, esiste la poesia, ed esiste la vulnerabilità dell’essere umano in quanto tale. Ben vengano i readings, le manifestazioni letterarie, i Festival, i Premi/Concorsi di poesia! Tutto questo scaturisce dal grande bisogno che c’è nel mondo di poesia, intesa anche come aggregazione, socializzazione, confronto, messa in discussione. È vero, molti intenti sono puramente commerciali, ma questo scenario, pur se contraddittorio, mi piace e dà la misura di quanto sia sconfinato il desiderio della poesia, di esistere, nonostante tutto.

  1. C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi  ispirazione? E come nascono le tue poesie?

Le mie poesie nascono dall’osservazione delle cose del mondo, dalla memoria che conservano, dall’ambiguità di cui sono intrise, dalla creatività che, dall’interno, sfida continuamente il racconto degli scenari e dei contesti. Dall’immancabile dialogo con la realtà.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

I giovani mi commuovono, sento in loro una grande necessità di arte e rigore critico. A volte sono loro stesso poesia!

  1. Che importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

Mi dispiace tantissimo apprendere che i nostri sistemi educativi sono bersagliati da politiche che vogliono, in tutti i modi, distogliere l’attenzione dallo studio dell’arte. Confido, però, in quelle azioni progettuali, purtroppo troppo spesso volontaristiche, che si muovono all’interno delle Scuole e che sono rivolte all’approfondimento di poeti e intellettuali. In qualche modo credo che la poesia trovi sempre il mezzo per resistere!

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

Sì, certamente. La cultura di massa, lo sport, la musica, la televisione, il design, la grafica, la stessa ecologia, hanno enormemente influenzato le arti, soprattutto gli artisti, non solo attraverso i modelli tradizionali, ma anche attraverso la condizione commerciale nazionale e mondiale. È importante, però, non confondere l’orientamento inteso come processo letterario da quello sociologico. A livello letterario c’è un grande ritorno alle tendenze classiche, nonostante vengano espressamente tracciate le scene della quotidianità attuale.

  1. La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

Sì, lo fa continuamente. Grazie alla metafora sa influenzare anche il linguaggio scientifico, che bella cosa!

  1. Può avere un ruolo politico?

Se la poesia viene intesa come un’azione sociale educativa, credo di sì.

  1. E’ cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Il poeta, oggi, studia in modo diverso, perché, in questa epoca del digitale, dispone di strumenti diversi di conoscenza e di applicazione, ma credo sia cambiata solamente la modalità del suo mestiere e non il ‘fare’ in sé. Il suo atteggiamento colloquiale con la vita non è cambiato, non credo.

  1. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Secondo me, la poesia dovrebbe arrivare a tutti, dovrebbe essere utilizzata da tutti, senza servire nessuno! Non dimentichiamo, infatti, che la poesia è una raffinata e nobile arte comunicativa, che non deve scendere a compromessi: molto spesso ci troviamo di fronte a un’accozzaglia di parole prive di senso con innumerevoli accapo o a pensierini descrittivi che non sono poesia. Come una sinfonia, allora sì, come un Picasso, allora sì, come un articolo di Buzzati, allora sì, ha ragione Berardinelli!

  1. Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

Credo che la poesia stia bene! Sorrido. Certo, la cultura del nostro tempo è stata maltrattata, prima dal consumismo e dalla corsa frenetica verso il progresso, in cui sono stati trascurati i presupposti della buona formazione; poi dalla crisi, dal mutamento sociale che, lentamente, sta frastagliando le azioni culturali.

  1. Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Posso citarne più di uno? Dovremmo rileggere e rivalutare: Assunta Finiguerra, Dino Campana, Marco Amendolara, Nadia Campana.

  1. C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

Davide Rondoni dice che ‘la poesia mette a fuoco la vita!’ in questa affermazione c’è la risposta!

Note biografiche del personaggio

Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, dirige per La Vita Felice la sezione ‘Opera prima’. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è Presidente dell’Associazione Arte e Saperi. Ha ideato e coordina il Festival della Poesia nella Cortesia di San Giorgio del Sannio. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012) traduzione in francese Les imparfaits sont des gens bizarres, (L’Harmattan, 2016 Traduction en français par Giovanni Dotoli et Françoise Lenoir) e prossima la traduzione in arabo, Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015), Prima di andare (La Vita Felice, 2016). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini. È stata tradotta in greco, in romeno, in francese, in inglese, in napoletano. Di prossima uscita i racconti in prosa poetica ‘L’amore casomai’.

 

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