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Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è CRISTINA BOVE.

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  1. Al celebre verso refrain della poesia “La verità, vi prego, sull’amore” di Wystan Hugh Auden l’amata poetessa statunitense Emily Dickinson risponde “l’amore è tutto: è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, citazioni in forma di dialogo per dire che raramente un poeta ha trascurato di interpretare questo sentimento nelle sue composizioni. Nelle tue poesie l’amore è presente? E se dovessi dire che peso esso ha avuto nella tua scrittura? E nella tua vita?

Credo che sia l’amore in senso lato a ispirare la gran parte dei miei versi e a suggerirmi forme e immagini per poterlo esprimere a parole. L’amore è la spinta che conduce oltre sé stessi. Per amore superiamo ostacoli che ci parevano insormontabili, e per amore distogliamo il pensiero dall’angoscia della solitudine e dalla consapevolezza della fine. L’amore è anche un abito blu per una sera.

  1. Tra le poesie di Emily Dickinson è famosa quella del dialogo tra due morti, l’uno per la bellezza, l’altro per la verità. Anche verità e bellezza sono temi importanti della poesia. Pensi che siano irrinunciabili? Che ancora oggi bellezza e verità siano temi presenti al poeta? E in che misura?

È nella natura umana anelare alla perfezione per quanto irraggiungibile, ma la verità è che tutto è già perfetto, bene e male, ombra e luce, gioia e dolore: la bellezza è nell’esistere tra gli opposti, felici quando ne avvertiamo la profonda poesia.
Non possiamo rinunciare alla bellezza, la viviamo e la manifestiamo in tutti i modi in cui sappiamo esprimerci. La poesia è il risultato del primo gesto d’amore, del primo verso ispirato dalla luna, del primo sguardo rivolto alle stelle.

  1. L’attività della scrittura si lega all’esperienza e alla memoria. Si potrebbe scrivere poesia senza memoria? In quale misura attingi ai ricordi nella tua poesia?

Forse è la consapevolezza della nostra caducità che ci porta a registrare nella memoria passioni e accadimenti, elaborazioni culturali, analisi del proprio vissuto, non solo nella concretezza ma anche nella suggestione del mistero infinito in cui siamo immersi. Non sono credente, tuttavia sono convinta che ogni cosa esistente sia parte necessaria e insostituibile di questa realtà. E dunque, per me, scrivere è un tentativo di rendere sacralità al mio esistere, in qualunque forma d’arte io possa manifestarlo.

  1. Alcuni dicono che il silenzio, necessario momento di riflessione e di ispirazione, sia indispensabile perché nasca una poesia. Ma il silenzio è anche la poesia, ciò che si è taciuto, che s’interpone tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro. Condividi quest’ importanza attribuita al silenzio in relazione alla poesia? Le tue poesie nascono nel e dal silenzio oppure no?

Anche il silenzio è passione, è sosta nell’infinità di nuove prospettive: la visuale cambia e si percepisce l’importanza della pausa. Mette in contatto cuore e mente, conduce all’avventura dello spirito e ci può far scorgere un riflesso di quella libertà che sembra non appartenerci mai. Il silenzio è l’evidenziatore della parola.

  1. Tra i requisiti necessari della poesia c’è il mistero. Un alone che la circonda, un fascino speciale creato con le parole, che il lettore percepisce come una sorta di sfida al suo intelletto, comunicazione di un segreto, di un interrogativo vitale. Condividi questa idea o pensi che non vi sia relazione tra mistero e poesia?

Sì, la condivido.  E quel fascino che ne scaturisce, rendendo testimone prima lo scrittore e poi il lettore, è mistero nel mistero.  Percepire e trasmettere, comunicare ad altre menti ciò che ci rende emozionabili e trasgressivi, il senso della propria incredula coscienza al compiersi di un verso, a una segreta risposta dell’universo a noi.

  1. Sono famosi i versi di Pessoa “Il poeta è un fingitore. /Finge così completamente /che arriva a fingere sia dolore/ il dolore che davvero sente.” Con questi versi si intercettano il tema del dolore in poesia e l’ambiguità. Sono elementi presenti nella tua poesia? E in che misura?

Per sfuggire al dolore mi sono ritrovata nuda e tremante, sola con le mie percezioni di gelo. Allora ho preferito la sofferenza, e la rievocazione di mani pietose che soccorrono.
A quella luce si vede che non c’è una reale separazione tra chi soffre e chi allevia, soltanto soste per riprendere fiato. E in quelle soste accade che un io sconosciuto detti versi all’io che li trascrive. Spesso mi riscaldo al calore di un dolore sopito.

  1. Pessoa dice “La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto.” C’è chi pensa che in poesia non si debba parlare di morte e chi invece si confronta con essa. Parli mai di morte nelle tue poesie? Scrivi per sopravvivere alla morte o per esorcizzarla?

Scrivo perché sono sopravvissuta più volte alla morte. La consapevolezza della morte ha reso più viva la mia vita, mi ha permesso di lanciarmi in avventure, affrontare cognizioni dolorose, osare là dove non avrei mai immaginato di poter osare. Rischiare anche di perdermi pur di ritrovarmi. La morte è una tematica essenziale e ricorrente nelle mie poesie. Nella storia della mia vita ha reso più concreta la mia presenza, e più percepibile la sua assenza.

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Cristina Bove è nata a Napoli il 16 settembre 1942, vive a Roma dal ’63. Ha cominciato da piccolissima a disegnare, a nutrire la passione per la lettura. In seguito si è dedicata alla pittura, alla scultura, e alla scrittura. Scampata più volte alla morte, ha grande comprensione per chi soffre, nel fisico e nella psiche. Crede nella libertà e nella giustizia, pensa che il rispetto della diversità sia un valore fondante tra gli esseri umani e ne sia inestimabile ricchezza. Ha vissuto da giovanissima tre anni a Tunisi dove fu allestita con successo la sua  prima personale di pittura.
È sua la scultura in bronzo nell’atrio dell’hotel Sabbiadoro a S. Benedetto del Tronto.
Negli ultimi tempi si dedica alla scrittura, alla fotografia e alla grafica digitale.
Considera la poesia un linguaggio universale, l’esperanto dell’anima. Scrivere è per lei una sorta di rispetto per la propria e altrui memoria, un fissare con la parola il pensiero affinché non si disperda, e renda sacralità alla vita.

Pubblicazioni

Prosa:

Una per mille (romanzo – 2013 Edizioni Smasher)

Poesia:

Fiori e fulmini (2007 – Il Foglio Letterario)

Il respiro della luna (2008 – Il Foglio Letterario)

Attraversamenti verticali (2009 – Il Foglio Letterario)

Mi hanno detto di Ofelia (2012 – Edizioni Smasher)

Metà del silenzio (eBook  2014 –  Edizioni PiBuk)

Antologie:

Antologia di Poetarum Silva (a cura di Enzo Campi)

Auroralia (a cura di Gaja Cenciarelli)

La ricognizione del dolore (a cura di Pietro Pancamo)

Antologia del Giardino dei poeti (a cura sua e di altri poeti)

Cronache da Rapa Nui (2013 – AA.VV. a cura di Gianmario Lucini – Edizionicfr.it/Libri )
Un sandalo per Rut “Oratorio per l’oggi”  (2014 – AA.VV. a cura di Abele Longo – Ed. Accademia di Terre d’Otranto)
Sotto il cielo di Lampedusa. Annegati da respingimento (2014 – AAVV. a cura di Pina Piccolo Edizioni Rayuela)
Alcuni dei siti in cui è presente:

La poesia e lo spirito

La dimora del tempo sospeso

blancdetanuque

Neobar

Filosofi per caso

Rai News – Luigia Sorrentino

Versante Ripido

muttercourage – Anna Maria Curci

Carteggi letterari

Conduce il blog  http://giardinodeipoeti.wordpress.com/

È nella redazione di  http://viadellebelledonne.wordpress.com/

Il suo blog personale http://ancorapoesia.wordpress.com/

 

 

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