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Sole di maggio

Quanto sole ha questo sole stamattina
si è posata sulla terra la parola
luminosa si è schiantata provocando
putiferio sulle foglie e sopra i rami.

Ha scalzato quel silenzio che cammina
come un cieco nella notte, ha toccato
sulle corde dei suoi raggi quelle rose.

Ha baciato le sue donne, s’è infilato
proprio sotto alle lenzuola dove tutto
è addormentato, e ha sparato su un discorso
quasi quasi ci credevo alle sue scuse.

Ha gettato lo scompiglio tra le gambe
ha riaperto i pugni chiusi per trovarvi
molti sogni, ha cambiato alcune trame
di filmini poco onesti, desideri poco chiari.

Poi mi ha detto nell’orecchio illuminato
delle cose che terrò per tutto il giorno
riservate, non volendolo tradire.

(29/5/2015)

Francesco Tontoli

Una poesia luminosa questa di Francesco Tontoli, che spande parola per parola freschezza ben oltre quella singola parola che essa cita al suo secondo verso in enjambement con l’aggettivo luminosa al principio del verso seguente.

Sembrerebbe il sole a regalare questo momento gioioso, un certo sole di certe mattine di maggio che per solo svegliarsi nel giorno dà il senso che tutto è bello, allegro, sorridente. Ovviamente il sole non è il sole, il sole è la personificazione di un genio giocoso che frizzante già dalla mattina, con la parola giusta provoca putiferio nella natura o nel circondario, con le carezze di raggi accarezza le rose, sparge baci alle donne, si infila sotto le lenzuola e fa discorsi senza senso per cui deve poi anche chiedere scusa, ha i pugni chiusi, ma li apre per trovarvi sogni, desideri anche piccanti, perché il sole ha illuminato l’orecchio e vi ha deposto un segreto, e un segreto è un segreto non si può raccontare a meno che non ci si voglia macchiare del peccato di tradimento. Il silenzio è dunque presente in una duplice veste, nella prima  è il silenzio della notte subito surclassato da tanta vivacità del sole, nella seconda il silenzio è della complicità nel segreto, che tale resta solo se custodito.

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fotografia di Lex Lutther

 Il sole non è il sole dunque, ma un folletto giocherellone,  è come il poeta vede il sole quel giorno, con quella luce che fa giorno anche nel cuore, come certe mattine che ci si alza con un senso di ringraziamento, quasi di felicità per tutto ciò che si ha, si ha avuto, si è o sarà, per tutto ciò che ci circonda, quel senso speciale di ottimismo che viene dal sogno, da un buon sonno, dal convincimento intimo che tutto va per il meglio, che non c’è niente da temere, che ci colma di fiducia in un qualcosa che si percepisce di ancestrale o ultraterreno e dà armonia, ristora, sensuale in un modo profondo che ci fa sentire all’unisono con la natura, parte di essa e complici al tempo stesso. Tutto ciò ci fa stare bene anche con tutti coloro che ci sono vicini e cari. Per quanto una sensazione così piacevole è probabile investa anche coloro che per caso potremmo osservare dalla finestra in strada o incrociare durante una passeggiata, oppure sul tram recandoci al lavoro, estranei eppure amici, oserei dire fratelli.

Questa bella predisposizione d’animo a volte consegue al risveglio all’indomani di grandi soddisfazioni, molto cercate, agognate e finalmente raggiunte, che si fanno coronamento  di aspettative tante volte tristemente deluse, una specie di giorno dopo del “miracolo”. Si pensa allora che finalmente “tutto l’universo cospira con me affinché io raggiunga i miei obiettivi” ( come più o meno dice Coelho nel suo “Manuale del guerriero della luce”). A volte invece questa sensazione è inspiegabile, è un vibrare col cosmo di sinergia positiva, si pensa “il mondo mi illumina ed io rifletto luce nel mondo”. L’unico neo di tanta piacevolezza è che generalmente essa dura poco, poi sfuma alla prima sequela di contrarietà, banalità e quotidianità varie che spengono il brillio del sole.

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fotografia di Lex Lutther

Mi piace credere infine che talvolta ciò avvenga per una sorta di percezione ultra sensoriale, quasi telepatica che qualche nodo si sia finalmente sciolto, qualche dolore placato, un qualche cilicio che tortura sia stato appeso al chiodo, un’anima che soffre abbia avuto finalmente il suo riscatto o la sua pace e tutto questo appianarsi e placarsi perviene alle antenne sensibili di chi è in ascolto del dolore universale come senso intimo di liberazione e gioia.

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fotografia di Lex Lutther

Oltre il reale e l’immaginifico di ciò che suggerisce una poesia è bello in definitiva avere a disposizione tante parole e saperle modellare fino a trasporre in un testo tutto questo ventaglio di piacevoli sensazioni, facendone in poesia, momento condiviso, ma soprattutto modulare il senso-suono in modo che esso appaia quanto più accomunante ed evocativo di altrettanti simili e vissuti momenti di positività.

Per la poesia di Francesco Tontoli ho chiesto la collaborazione di Lex Lutther, un fotografo che possiede innato lo stesso senso di giocosità, e analoga carica di sensualità di questa poesia, e la esprime con scatti-macro che sembrano voler penetrare il segreto della natura e dell’universo esplorando particolari ipnotici  del mondo vegetale, Lex è non meno attratto dagli scatti street, dove coglie la naturalezza e autenticità del gesto e del ritratto.

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fotografia di Lex Lutther

Loredana Semantica

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