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Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ALESSANDRO ASSIRI.

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  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa é in grado di esprimere?

La poesia è essenzialmente un sistema di segni e simboli alla quale mi sono accostato in età adolescenziale per cercare di esperire a un’esigenza comunicativa e creativa, gli anni ’70 erano una costante ricerca di linguaggi e di mezzi espressivi.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinato alla poesia?

Quando ascoltai Ginsberg a Castelporziano rimasi affascinato dal potere di rivolta che la parola poteva contenere.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

E’ difficile rintracciare dei punti di riferimento, si possono arrivare a concepire determinati autori che in varie fasi della tua vita si percepiscono più vicini, posso dirti di avere amato molto Raboni, Giudici e molto del secondo novecento dal quale proveniamo volente o nolente tutti.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

Non ricordo il mio primo verso e credo sia una fortuna.

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

La poesia non ha destinatari, ha persone che possono predisporsi all’ascolto, non possiamo canonizzare i lettori per insofferenza a concettualizzare i generi.

  1. E’ stata dichiarata la morte della poesia e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

Come salvare la poesia dai poeti è uno degli argomenti che porto avanti da tempo, ma credo che sia innanzitutto doveroso ricordare che poetico è prima di tutto un atteggiamento. Mi occupo di editoria e sono in ambiente letterario da tanti anni per non sapere l’inutilità di certi meccanismi.

  1. C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi ispirazione? E come nascono le tue poesie?

Dire sociale è un po’ come dire civile: non esiste la poesia civile, ma dovrebbe esistere la civiltà della poesia. La mia poesia nasce da una forma esperienziale, da un patrimonio condiviso da una gergalità collettiva, nasce da un io che prima di occuparsi di negarlo lo si deve affermare, le problematiche sull’autoreferenza mi hanno francamente nauseato.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

Vedo realtà dove sì i giovani si riaccostano alla poesia, ma molte responsabilità sono anche nella trasmissione da parte dei poeti, c’è molto altro al di là delle letture, c’è la necessità del confronto, dell’eliminazione dell’accademica pedanteria etc…

  1. Che importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

Nel nostro sistema di istruzione ci si ferma ancora alla triade sacra perché i programmi non arrivano oltre, ma si potrebbero creare occasioni di approfondimento che in realtà non vengono fatte per mancanza di sinergie.

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

Esiste una propensione più narrativa in molta poesia italiana ed europea, esistono autori che andrebbero approfonditi.

  1. La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

Mettiamola così, la mia generazione ha avuto l’illusione e forse la presunzione di rivoluzionare il linguaggio, non credo che poeticamente l’impresa possa dirsi riuscita.

12. Può avere un ruolo politico?

Non parlerei di ruolo politico nè forse di funzione, in quanto non esistono personaggi che incarnino un valore insurrezionale della parola, ma può essere partecipazione emotiva di un disagio.

  1. E’ cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Non esiste il mestiere del poeta, mi piacerebbe esistesse una sabiana onestà, ma anche di questa dubito parecchio, vedi in poesia si sgomita come se si guadagnasse dei soldi e questo è lo svilente di un panorama.

14. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Alfonso ne ha dette tante…consiglio un suo testo recente “lo scrittore invisibile”. Ecco dovremmo credo tutti ricordarci che di poesia possiamo occuparcene anche in silenzio, senza ostentazione.

15.Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

In che stato versa la cultura italiana? Non scherziamo…fortunatamente lavoro in Francia.

16.Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Non parlerei di rivalutazioni, ma di riattualizzazioni, penso a un linguaggio aperto come il primo Balestrini, come Di Ruscio, come Delfini, che scandiscono ancora un inquietante presente.

17.C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

Oggi c’è bisogno di riappropriarsi senza mezzi termini del discernimento tra buona poesia e quello che con la poesia non c’entra nulla, questo è il primo compito, smettere di credere che tutti quelli che hanno imbroccato un verso felice possano dirsi poeti è il secondo.

 NOTA BIOGRAFICA

Alessandro Assiri è nato a Bologna nel ’62. Collabora a vario titolo con editori italiani e francesi occupandosi di letteratura, arte e promozione culturale.

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