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Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è VIOLA AMARELLI.

viola-amarelli

  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa é in grado di esprimere?

 Come ogni forma artistica, la poesia è per me uno strumento di “conoscenza”, un acceleratore mentale molto potente per esplorare non solo l’ignoto e  il misconosciuto ma anche e soprattutto il quotidiano appiattito dai pre-concetti che tutti abbiamo introiettato e che normalmente ci “offuscano”. E’  la capacità di scardinare il dato, di mutare l’ottica che sempre mi ha attratto nella forma-poesia, l’utilizzo della parola, del suo sonoro,  che riesce a svincolarla  dal pensiero puramente razionale: è la possibilità di passare da una posizione parmenidea ad una eraclitea.  E’ evidente che, con queste premesse  (a loro volta pregiudizi?),   la poesia come del resto l’arte in genere può esprimere tutto e non solo il pathos dei “gabbiani”.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinato alla poesia?

Da piccola penso, come tutti: le ninne.nanne e le filastrocche, che non a caso ancora mi influenzano, sono state per me fondamentali anche perché avevo un padre molto giovane che le componeva per i miei giochi.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

A parte i classici, e qui penso ad Omero, Shakespeare e Leopardi, l’incontro con l’antologia dei poeti russi curata da Ripellino ha segnato molto i miei gusti; fu ricordo una scoperta e una meraviglia  leggere Majakovskij  e la Achmatova, poi col tempo le situazioni mutano, adesso direi che tra i miei maestri italiani del Novecento quello più segreto e incisivo è stato, insieme a Porta, Giorgio Caproni.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

Sì, avevo 10 anni  ma non lo riferirò neanche sotto tortura, comunque era nato dopo una  lettura di Garcia Lorca.

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

Ai ciechi, ai muti e ai veggenti sordomuti;  comunque a qualcuno che verrà, si spera.

  1. E’ stata dichiarata la morte della poesia e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

Il problema non è più solo della poesia, è tutta la “letteratura” che soffre dei cambiamenti di paradigmi tecnologici:  la valenza “iconica” della società dello spettacolo  e l’ininterrotto flusso di immagini  hanno spostato l’accento dall’ascolto – lettura  alla visualizzazione rapida e narcotizzante. A narrare ora sono le serie tv e l’impatto di un reportage è più ampio (ma meno profondo) di  un qualunque poema. Ovviamente chi pratica poesia è costretto ad auto-crearsi altri canali che però restano circoscritti a chi già è interessato e soprattutto già scrive, o pensa di scrivere, poesia. Di qui anche il rigonfiamento di” premiopoli”;  ogni paesino ha il proprio premio, si crea un circuito a metà tra il circolo dei bocciofili e l’accademia del ricamo, persino tenero, salvo speculazioni e giri di giurati/vincitori e questo anche nei premi formalmente più prestigiosi. 

  1. C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi ispirazione? E come nascono le tue poesie?

Personalmente pratico diversi territori di scrittura, il plurilinguismo mi ha sempre affascinato e non ho  problemi tra scorcio sociale e affondi mistici; in genere però  a muovere la mia scrittura è sempre qualche aspetto paradossale della realtà o una fascinazione sonora di parole.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

Ah, il sigma statistico degli interessati alla poesia  penso non muti nel tempo storico; pochi erano ieri e pochi restano oggi.

  1. Che importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

 Non ne ho idea, davvero, ritengo che molto dipenda dai docenti, se riescono a trasmettere il virus linguistico la poesia tiene, ma le condizioni in cui l’ultimo trentennio ha ridotto la cultura e l’istruzione mi lasciano scarsa fiducia su un ruolo attivo della scuola.

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

C’è un’ampia gamma di pratiche poetiche: da una post-avanguardia che mima  nuove strutture e procedure computazionali a un minimalismo oggettuale che tende al grado zero ,da una poesia “confessionale” che disseziona e ricompone una materia-corpo tanto più assente quanto più esibita a una ricerca diegetica che tenta di recuperare storia e memoria ; personalmente leggo più poesia straniera, anche perché generalmente  vengono tradotti autori già  canonizzati.

  1. La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

La poesia si fonda sul linguaggio, sia preservandolo che stravolgendolo, è una delle sue funzioni principali.

  1. Può avere un ruolo politico?

I versi anche quelli più apparentemente solipsistici si collocano sempre dentro uno scenario ereditato e danno conto di flussi esperenziali, non esiste una poesia che non sia, anche nolente, politica.

  1. é cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Secondo me, no; è cambiato il ruolo, l’influenza del “poeta” ma non il “mestiere”: la capacità di innescare processi percettivi ed euristici tendendo un ponte tra suono e senso/non senso.

  1. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Berardinelli ha da tempo assunto la figura del provocatore, ma  spesso ormai , nonostante l’indubbia intelligenza critica, fa sbadigliare. Ognuno scrivendo sceglie, anche inconsapevolmente, un suo pubblico, se è autore e non un adolescente alle prese con pur giustificabili pulsioni diaristiche. Se poi l’analfabetismo  funzionale è tanto diffuso,  gli articoli sono zeppi di refusi e sgrammaticature, il pop è decaduto, che senso avrebbe confrontarsi con loro?

  1. Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

 Ci sono isole di resistenza, e resilienza, ma in generale il panorama non è dei migliori in quasi tutte le aree culturali: dalla letteratura al cinema alle arti visuali mi sembra circoli molta stanchezza, e scarsa creatività, fatte salve le debite eccezioni anche in poesia.

  1. Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Ce ne sono tanti, tra gli scomparsi ne cito tre in rigoroso ordine alfabetico: Di Ruscio , Mesa e  Sovente che secondo me meriterebbero di più

 C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

 Fin quando c’è bisogno di  “parlare”  c’è poesia, fosse pure eco e risuono la parola conforta, urla, stimola,  rasserena,  esprime, falsifica, rimarca, ingiuria. Ricorda.

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Viola Amarelli, campana, ha esordito con la raccolta di poesie Fuorigioco (Joker, 2007), seguita  dal  monologo Morgana, (e-book, 2008 ),  dal poemetto Notizie dalla Pizia (Lietocolle, 2009), Le nudecrude cose e altre faccende (L’arcolaio, 2011),  dai racconti di Cartografie (Zona, 2013),  L’ambasciatrice (autoprodotto, 2015), le prose brevi di Singoli plurali (2016) e, in veste di co-autrice,  La deriva del continente (Transeuropa, 2014)  e  La disarmata (CFR, 2014). E’ presente in numerose antologie,  riviste cartacee e on line, è stata tradotta  in Germania.

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