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Come un fiume

Frustrante
parlare al muro
voler comunicare
e non poterlo fare
sentirsi un fiume in piena
oltre l’argine del corpo
impetuoso e torrenziale
e non trovare l’àlveo
per scorrere e sfociare.

Rimbalzano i discorsi
le mie parole sterili
corde poco tese
su un legno stagionato
che non risuona più
nemmeno l’eco che si formi
mai nulla che ritorni
neanche un secco monosillabo.

Solo silenzio paralizzante
da te che (mi) rifiuti
e dirotti come diga
la portata del mio flusso
di parole e di carezze
vitali come acqua
per te che non ci sei
per me che ti vorrei.

Deborah Mega

Per il quinto appuntamento con Deborah Mega sul tema del silenzio c’è il silenzio dell’incomunicabilità. Quando il tacere è cioè un chiudere le porte all’altro, non permettergli di penetrare il muro eretto col silenzio stesso. Perché ciò avvenga occorre che in gioco vi siano due esseri, dei quali uno anela a comunicare, l’altro che si isola e respinge ogni forma di comunicazione, anche quella non verbale fatta di gesti teneri e carezze.

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ph. Art Khai

Si comunica, è vero, secondo la propria natura, ma si litiga anche allo stesso modo, c’è allora chi, avendo delle rimostranze da fare, avendo subito un torto o una delusione, si lascia andare come un fiume in piena e investe verbalmente l’interlocutore di lamentele e/o grida, all’opposto c’è chi si chiude in un silenzio ostile, che è una forma di protesta contro l’altro e punizione nello stesso tempo. Il messaggio è: “mi hai ferito, quindi ti escludo dalla mia vita”. La punizione dura fintanto che egli lo voglia ed anche questo è un modo di controllare la vita degli altri, sottoponendoli al gioco del proprio mutismo.

Sempre in un rapporto a due si sviluppa un’altra forma di incomunicabilità che si manifesta quando c’è un problema da affrontare. La persona loquace è propensa a farne oggetto di discussione, è convinta che parlarne aiuta a riflettere, a trovare soluzioni, a prendere la giusta decisione. L’altra invece ha bisogno di chiudersi e riflettere, analizzare intimamente le possibili vie d’uscita, maturare un proprio convincimento, raccogliere le forze per affrontare il problema. Senza voler considerare preferibile l’uno o l’altro atteggiamento, né minimamente proporre uno schematismo sessista, è principalmente della donna affrontare un problema  attraverso il dialogo, è soprattutto dell’uomo rinchiudersi e tacere oppure come dice con metafora efficare John Gray nel libro “Gli Uomini Vengono da Marte, le Donne da Venere”: gli uomini si rintanano nelle caverne.

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ph. Art Khai

Ancora un altro rapporto di silenzio da un lato e parole e carezze dall’altro può nascere tra un adulto e un bambino, quando un bimbo intende protestare contro il mondo, vuole opporre la sua minuscola forza all’universo che lo opprime, quando esprime un disagio che non sa manifestare a parole, allora un bambino si chiude in un mutismo insensibile ad ogni tenerezza perché troppo imbevuto della sua ansia e difficoltà. Qui la chiave è la pazienza, tempo e attenzione, fino a quando quel mucchietto di gelo, di nervi tesi, non senta che il “pericolo” è passato e può ritirare gli aculei.

Anche in questo caso, come in altri testi di Deborah Mega il tu a cui il poeta si rivolge non è noto, se adulto, bambino, donna o uomo, non è dato sapere, e in fondo non importa, anche perché la poesia può “vestire” qualunque situazione di contrapposizione tra l’anelito al dialogo e l’opposto mutismo e diventa per questa via condivisibile e accomunante.

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ph. Art Khai

Per accompagnare visivamente questa poesia ho chiesto ad Art Khai di poter ricorrere alle sue immagini, foto lavori digitali accurati ed evocativi, nei quali il corpo, il volto, la texture, gli sfondi restituiscono la sensazione di un mondo fantastico, silenzioso, magico, gotico, al confine tra l’ombra e la luce, il respiro e l’asfissia, di grande qualità e suggestione.

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ph. Art Khai

Loredana Semantica

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