Tag

, , ,

cimitero_01

Io penso ai morti

Nella pioggia che batte e scioglie i cieli
– i grandi cieli all’improvviso soli –
io penso ai morti. Udranno a lungo i treni
chiamare in sogno le città perdute
e dare ai nomi dell’addio la voce
che resta della sera.
Sei, a chiamarti, il nome delle sere
che non risponde, ma potresti avere
bisogno del racconto, d’una voce,
per questa pioggia che ti fa più sola
dei lumi senza requie.
Tornerai
dalle musiche morte, dalle gronde
dei tuoi mattini, amore che riprendi
dal naufragio l’ala del tuo volo.

Alfonso Gatto

***

Serepta Mason

Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato da ogni lato
se un vento crudele non avesse appassito i miei petali
dal lato che vedevate voi del villaggio.
Dalla polvere levo la mia voce di protesta:
il mio lato in fiore voi non lo vedeste!
Voi, i vivi, siete davvero degli sciocchi
e non sapete le vie del vento
e le forze invisibili
che governano i processi della vita.

My life’s blossom might have bloomed on all sides
Save for a bitter wind which stunted my petals
On the side of me which you in the village could see.
From the dust I lift a voice of protest:
My flowering side you never saw!
Ye living ones, ye are fools indeed
Who do not know the ways of the wind
And the unseen forces
That govern the processes of life.

Edgar Lee Masters, Spoon River Anthology

 ***

Vent’anni

Perdono pe’ nostri dolci peccati
per avere spesso guardato
teneramente dissiparsi il giorno
dall’ombra e il silenzio dei casini
sognando di andare con una fanciulla
senza seni lungo l’Arno rosa
e la voglia di piangere racchiusa
nel cuore come un’onda preziosa.

Perdono per esserci creduti forti
più della morte quando passavano
i carri e i funerali per le strade
odorate di cipria e di fiori
e volevamo portare a casa cantando
l’immagine dei baci, la voglia
di stringer l’età amara che non fugga,
d’entrare nelle chiese che non han più soglia.

 Mario Luzi, Poesie ritrovate

***

Dei Sepolcri

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? Ove piú il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d’erbe famiglia e d’animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l’ore future,
né da te, dolce amico, udrò piú il verso
e la mesta armonia che lo governa,
né piú nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell’amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro a’ dí perduti un sasso
che distingua le mie dalle infinite
ossa che in terra e in mar semina morte?
Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve
tutte cose l’obblío nella sua notte;
e una forza operosa le affatica
di moto in moto; e l’uomo e le sue tombe
e l’estreme sembianze e le reliquie
della terra e del ciel traveste il tempo.
Ma perché pria del tempo a sé il mortale
invidierà l’illusïon che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite?
Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi? Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli.
Sol chi non lascia eredità d’affetti
poca gioia ha dell’urna; e se pur mira
dopo l’esequie, errar vede il suo spirto
fra ‘l compianto de’ templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d’lddio: ma la sua polve
lascia alle ortiche di deserta gleba
ove né donna innamorata preghi,
né passeggier solingo oda il sospiro
che dal tumulo a noi manda Natura.

[…]

Ugo Foscolo                                  

***

                                                                      George Gray

Ho osservato tante volte

il marmo che hanno scolpito per me
un vascello alla fonda con la vela ammainata.
In verità non rappresenta il mio approdo

ma la mia vita.
Perché mi fu offerto l’amore e io fuggii
le sue lusinghe;

il dolore bussò alla mia porta ma ne ebbi paura;
l’ambizione  mi chiamò, ma temetti i rischi.

Eppure desideravo dare un senso alla vita.
Ora so che bisogna alzare le vele
e lasciarsi condurre dai venti  del destino
ovunque spingano la nave.

Dare un senso  alla propria vita
può sfociare in follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vago desiderio.
E’ una nave che desidera il mare ardentemente
ma ne ha paura.

I have studied many times

The marble which was chiseled for me—

A boat with a furled sail at rest in a harbor.

In truth it pictures not my destination

But my life.

For love was offered me and I shrank from its disillusionment;

Sorrow knocked at my door, but I was afraid;

Ambition called to me, but I dreaded the chances.

Yet all the while I hungered for meaning in my life.

And now I know that we must lift the sail

And catch the winds of destiny

Wherever they drive the boat.

To put meaning in one’s life may end in madness,

But life without meaning is the torture

Of restlessness and vague desire—

It is a boat longing for the sea and yet afraid.

 

Edgar Lee Masters, Spoon River Anthology

 

 

 

Annunci