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Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ELISABETTA MALTESE.

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  1. Al celebre verso refrain della poesia “La verità, vi prego, sull’amore” di Wystan Hugh Auden l’amata poetessa statunitense Emily Dickinson risponde “l’amore è tutto: è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, citazioni in forma di dialogo per dire che raramente un poeta ha trascurato di interpretare questo sentimento nelle sue composizioni. Nelle tue poesie l’amore è presente? E se dovessi dire che peso esso ha avuto nella tua scrittura? E nella tua vita?

Proprio perché in sintonia con la Dickinson su “l’amore è tutto”, la mia vita, e quindi la mia scrittura, è mossa profondamente dall’amore. Amore per la vita, in tutte le sue forme. Difficile, almeno, fino a ora, trovare una mia poesia che abbia come oggetto l’amore romantico, e addirittura la parola stessa. Quasi per una forma di delicatezza e pudore, preferisco parlarne attraverso l’altra sua faccia, quella del non-amore, o tentare di descriverlo attraverso gesti o piccoli fatti quotidiani. Per la sua fragilità e per il suo valore, la parola amore non può essere un intercalare, non se ne può abusare. Preferisco abbandonarmi al suo movimento, lasciando che penetri in ogni cellula e sperando che, attraverso l’inchiostro, arrivi a coinvolgere anche chi legge.

  1. Tra le poesie di Emily Dickinson è famosa quella del dialogo tra due morti, l’uno per la bellezza, l’altro per la verità. Anche verità e bellezza sono temi importanti della poesia. Pensi che siano irrinunciabili? Che ancora oggi bellezza e verità siano temi presenti al poeta? E in che misura?

Ricordo che quella fu la sua prima poesia che lessi. Ero piccola, ma con la fortuna di avere una sorella e di quasi sette anni più grande di me che amava leggermi e spiegarmi quello che studiava a scuola. Ricordo che rimasi folgorata, senza nemmeno sapere il perché. Forse è la Verità della Bellezza, e viceversa. Quando si abbracciano, arrivano profondamente all’essere. E di fronte al nostro essere l’io può solo gioire. Non credo si possa prescindere in poesia da tutto questo. E a riuscire a creare questa alchimia secondo me pochi riescono.

  1. L’attività della scrittura si lega all’esperienza e alla memoria. Si potrebbe scrivere poesia senza memoria? In quale misura attingi ai ricordi nella tua poesia?

La mia scrittura non è mai stata autobiografica. Credo che in questo le mie origini si siano fatte sentire. Da brava mezza ligure, la riservatezza è tale da essere persino ostacolo al dire. Io vengo dalla prosa, e anche lì ero io che scrivevo, ma non di me. In poesia è diverso, sono più “onesta”, coerente con il mio essere e il mio sentire. Non certo al mio io. Il mio io è così piccolo rispetto al mio essere, la mia vita è così piccola rispetto al mondo che non penso proprio possano interessare. La capacità che ha l’essere di porsi in risonanza con sentimenti, suoni è altra cosa.
Forse per questo mio approccio sono approdata alla poesia in età adulta: avevo bisogno di elaborare, “masticare vita” per poter poi cercarne l’oltre. E la memoria e la sua impronta fanno da ponte, visto che siamo ciò che abbiamo vissuto e che dentro di noi ogni cosa resta, come uno spigolo pronto a farsi incastro. Da questa empatia possibile nascono parole che hanno radici nei ricordi ma capaci di volare oltre.

  1. Alcuni dicono che il silenzio, necessario momento di riflessione e di ispirazione, sia indispensabile perché nasca una poesia. Ma il silenzio è anche la poesia, ciò che si è taciuto, che s’interpone tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro. Condividi quest’ importanza attribuita al silenzio in relazione alla poesia? Le tue poesie nascono nel e dal silenzio oppure no?

Sì, concordo. Il silenzio è fondamentale, almeno per me, per far emergere la mia voce e quello che vuole dire. Il silenzio è musica. E’ il respiro fra due note, l’attimo di sospensione necessario. Non credo sia importante solo in poesia, ma nella vita in genere. E’ l’attimo dell’ascolto, la possibilità che diamo a un fiume carsico interiore di emergere e raccontarsi. Quanto alla ispirazione, secondo me il silenzio è importante quanto un fruscio o un boato. Tutto può diventare poesia: persino una cipolla! Credo sia una questione di sguardo e ascolto.

  1. Tra i requisiti necessari della poesia c’è il mistero. Un alone che la circonda, un fascino speciale creato con le parole, che il lettore percepisce come una sorta di sfida al suo intelletto, comunicazione di un segreto, di un interrogativo vitale. Condividi questa idea o pensi che non vi sia relazione tra mistero e poesia?

Eccome se c’è, ed è un bene che il segreto non venga mai svelato. E’ della poesia, quella vera, intendo, la capacità di andare oltre ciò che appartiene all’Io, per dirla alla Freud, e di toccare l’Es, le corde più profonde dell’anima, se così la vogliamo chiamare. E’ un po’ quello che raccontavo sulla poesia della Dickinson che lessi da piccola: non avevo gli strumenti per comprenderla eppure ne fui affascinata e colpita. Questo è il mistero della poesia. Se poi riesce a intrufolarsi anche nell’intelletto e a imporgli un punto interrogativo per me quella semplice lettura diventa esperienza umana.

  1. Sono famosi i versi di Pessoa “Il poeta è un fingitore. /Finge così completamente /che arriva a fingere sia dolore/ il dolore che davvero sente.” Con questi versi si intercettano il tema del dolore in poesia e l’ambiguità. Sono elementi presenti nella tua poesia? E in che misura?

Credo che la parola “fingitore” appartenga all’ambiguità che la rotondità della parola consente. Non c’è nessuna finzione, ma il tentativo di partire da ciò che conosciamo e ci appartiene, in questo caso il dolore, per spingerlo oltre, in una dimensione che superi il singolo. Il tentativo di rendere universale e quindi condivisibile e riconoscibile da chi legge ciò che prima era solo nostro.
Ho scritto e scrivo di dolore, ma non in quanto tale: quello che mi affascina è il percorso della sua trasformazione, la potenzialità che contiene. Una visione positiva di un nero che sembra avvolgere tutto. Sembra, se vogliamo. E anche qui, però, c’è dolore e dolore. In alcuni casi si entra in punta di piedi o lo si circonda di silenzio. Per rispetto, al dolore in sé e a chi legge.

  1. Pessoa dice “La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto.” C’è chi pensa che in poesia non si debba parlare di morte e chi invece si confronta con essa. Parli mai di morte nelle tue poesie? Scrivi per sopravvivere alla morte o per esorcizzarla?

La morte è parte della vita: non mi interessa esorcizzarla e non ho un ego così pronunciato da aspirare a sopravviverle con le mie parole. Ci sono tanti tipi di morte: quella che segna la fine della vita, quella che segna la rinascita del cambiamento, e altri ancora. Ho citato quelli che a me interessano, e di questi ho scritto e scrivo. Li conosco. E ho capito che s’impara a vivere con la morte accanto. Se si ama la vita non si può prescindere dal rovescio della medaglia. Credo che si possa scrivere di tutto, semplicemente, senza retorica, e con la delicatezza che temi come questi necessitano.

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Elisabetta Maltese nasce a Roma.
Di origini siciliane e liguri, le sue radici sono la musica e la scrittura, che l’accompagnano da sempre. Con la prosa ha vinto diversi concorsi ed è stata pubblicata su riviste letterarie, antologie e blog del settore.
Per tre lune, ed. La Vita Felice, 2012, è stato il suo esordio in poesia. Vincitore del Premio Thesaurus come opera prima nel Premio di Poesia e Narrativa “Cinque Terre – Golfo dei Poeti 2013, le sue recensioni sono apparse su riviste del settore e giornali. Suoi testi e inediti sono apparsi su blog letterari.

 

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