Hanno labbra i tuoi occhi
denti che mordono nel ticchettare degli sguardi

Le lasci asciugarsi per paura di una povertà che non verrà
che mai potrebbe: non finiscono i baci.

In questo spreco si compie la tua avarizia
mentre io mi avvolgo nei lampi di altri occhi
a ripararmi, rifarmi palpito e vibrazione.

Essere visti – questo grande dono imprevisto –
è la prova – indiscutibile – che un qualche dio ci ama.

Nel frattempo chi può – in dolce libertà – canta.
Poi sarà Natale. Di nuovo.

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