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Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Monica Puleo

Ad A. A.

Anch’io oggi ho molto da fare,
Anna;
devo avvolgere il cuore
nella carta da pacchi dei giorni
il cui domani è oggi.
E sigillare le unghie
nel lardo bianco
dell’attesa
sospesa.

*

Salva me!

Salva me, salva me.
Quando il cielo mi saluta
e si fa dito nella mia bocca
sento il gonfio, il pieno,
il trabocco del non finito.

*

Salva me.
C’è una Nizza con la gonna
che sferraglia dritta in gola,
e un trapestio di donne
lungo le falangi
curve
di parentesi all’amore.

Scopro la gamba occhiuta
e il tuo profilo
svergola
sul ginocchio d’una sera
orba.

Amore, prendi le ossa e
tritale nella bocca,
sputale
nel piatto d’orco
dove rimescoli i torsoli
delle tue mele d’oro.

Non ci son occhi attorno,
solo il loro contorno
vuoto.

Salva me.
Sono un boccone noto
per te.

*

Piove e tambura,
tambura e piove;
appunto fiori alla tua giacca,
amore
che tamburi feroce.

*

Appunto fiori
e le mani son spilli,
le mie.

Le tue;
fanne pistilli
incapaci
di pace.

*

Pian piano,
impercettibilmente,
il nocciolo groviglio
si scinde
in due pietruzze.

Tu sei la mano destra
io il guanto
della sinistra.

Un vento
appena brivido
le dita
ci scompiglia.
Ci si somiglia
sempre
e molto.
Ma la tua pelle è ruvida,
la mia un po’
aggrinzita.
In poche pieghe
il caglio della vita.

*

Voglio esporre al vaglio dell’onda
i piedi, le mani
e le dita senz’unghie né graffi.
S’è fatta schiuma senza lasciare orma
l’immagine seguente
e la sua forma, in mente.

*

Vorrei saperti ridere,
che sfavilla in bocca
l’aprile dell’amore immaginato.

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