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Particolare della Creazione di Adamo, Michelangelo, Cappella Sistina, Roma

(4/2/2016)

Ben oltre la soglia dell’udibile il silenzio raccoglie
intorno a sé un nucleo ferroso di senso.

Inghiotte nella sua camera oscura rumori inascoltati
lontane esplosioni avvenute nell’universo
seduce senza essere mai completamente percepito

è uno stato di grazia che si vede e non si sente
come avviene a quei ciechi
che avvertono la luce bruciandosi le mani
e a quei sordi che vedono le voci
attraverso l’urto delle onde sonore sul corpo.

Molte parole dette dalla luna compongono il silenzio
quel chiacchiericcio di stelle che fa da sfondo alle nostre notti
quei piccoli bagliori di frasi luminose e sconosciute

Sarà la nota naturale della radiazione fossile di fondo
che le stazioni radio continuano a trasmettere mentre guidiamo?

Le voci del mondo la coprono e la distorcono
rimane il vibrato del cielo simile a quello delle foglie di un albero
il reverbero della somma delle onde infrante sulla spiaggia
in un mare silenzioso visto a mezzanotte.

Bisognerebbe non avere orecchi
ma molte milioni di mani
per costruire un secondo di silenzio.

Ben oltre il tempo c’erano miniere di silenzio
i cui mattoni sono serviti a costruire
il tacito vocalizzo primordiale.

Francesco Tontoli

Credo che questa poesia di Francesco Tontoli tra tutte quelle fin  qui lette sul tema del silenzio sia quella che più chiaramente assume i connotati di ode al silenzio.

Percorre con le parole praticamente l’intero universo conosciuto da quest’angolo di mondo ch’è la terra, sin dalle viscere della terra stessa (nucleo ferroso di senso) alle stelle. Chiama a raccolta tutte le leggi fisiche e astrofisiche, immaginando, come di fatto accade, che lo spazio interstellare sia composto di silenzio e che negli anfratti di tutto quel silenzio brillino le stelle. Le stelle e il silenzio appaiono così custodi di arcani segreti fatti principalmente di vibrazioni, le stesse che percepisce fisicamente il sordo quando esse incontrano il suo corpo o il cieco quando col tatto sente la luce per via del calore che emana, anzi si scotta. Anche la luna partecipa a questo banchetto di silenzio postumo delle esplosioni avvenute nell’universo, anzi ne è elemento principe, essendo ad essa dedicata un’intera strofa del testo.

Vibrazioni e radiazioni sono componenti e artefici di un silenzio fisico che si propaga all’animo, vibrazioni e radiazioni emesse dalle stazioni radio, vaganti nel cielo, radiazioni e vibrazioni prodotte dal movimento delle onde, da quello delle foglie, a simboleggiare tutto ciò che si muove nella natura per forze note (vento, pressione ecc.) e sconosciute, perché c’è ancora mistero dietro tutto questo vibrare cosmico. Radiazioni e vibrazioni  compongono anch’esse il silenzio universale che porta alle origini del mondo, alle profondità del proprio essere uomini viventi e immersi nello spazio vitale del quale siamo componenti, nel quale vibriamo anche noi, ciascuno di noi, di unisono e appartenenza. Vibrazione che possiamo percepire maggiormente quando omaggiamo in silenzio un cielo di stelle sterminato, un mare lucente che rifrange d’onda e risacca.

E’ attraente questa grandiosità poetica, epica senza battaglie e naturalistica senza natura, filosofica direi quindi, diretta all’indagine delle origini e permanenza del creato e dell’esistenza, dei segnali che in essa sono manifesti e al tempo stesso occultati, una grandiosità e una percezione cosmica che poeticamente discendono spesso e rapidamente verso il senso della piccolezza dell’uomo o degradano verso lo sconforto per la sua condizione. Qui però Francesco Tontoli prescinde da queste possibili considerazioni, perché stavolta è tutto nel silenzio e il silenzio è tutto, da esso tutte le cose, silenzio gnoseologico e insieme teologico, che diventa infine fattore (molte milioni di mani) di eternità (ben oltre il tempo) e origine della vita (tacito vocalizzo primordiale) nel silenzio che ben può intendersi, volendo, anche soffio divino della creazione.

Paradossalmente proprio gli spazi di silenzio del testo, quelli tra una strofa e l’altra più che nello stacco del verso, possono lasciare al lettore qualche perplessità, non trovando consonanza sulla ripartizione in strofe operata dall’autore.

Non è facile trovare immagini che rappresentino tanta sicura consapevole potenza. Un tramonto o il cielo stellato sarebbero statici non renderebbero sufficientemente il dinamismo vibratile presente nel testo. Si tratta di un silenzio generatore e permanente, innato ed immanente, perciò ho scelto Michelangelo e la sua Creazione di Adamo che mi sembra ben possano aprire ulteriormente di senso il testo, giacché in un gesto di sole mani c’è tutto il silenzio della genesi e la genesi del silenzio.

Loredana Semantica

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