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#1

Da un pezzo ho superato
l’egocentrismo per occuparmi
di te. Potresti dimenticare
di vivere perfino di sognare
se solo non ci fossi.

Ti ho preso a cuore
senza interesse alcuno
che non sia il tuo bene
ma non viviamo insieme
sarebbe inconcludente.

E così in silenzio
senza ostentazione
quasi timidamente
chè questa è vera generosità
a distanza mi occupo di te.

L’oggetto d’affetto
più è irraggiungibile più è presente
ed è per questo
che sono in pensiero
se non sorridi.

Deborah Mega

Ancora una poesia, ancora un silenzio, un silenzio complicato, ma senza complicazioni, solo il mistero di una figura che ha conquistato attenzione amorevole. A volte il poeta, come in questo caso, scrive senza metafore, limpido come l’acqua, scrive di sé certamente e dell’altro, di quell’interlocutore spesso presente nelle poesie fatto di vento e di seconda persona singolare. Il bello di questi testi è che li si legge come se stessero parlando di noi, proprio di noi lettori, come se fosse rivolto a ciascuno di noi che per un attimo, il tempo della lettura, diventa quel tu, e immagina di essere il centro di tanta considerazione, ispiratore di una creazione poetica che lo riguarda, che regala  una sensazione di confortevolezza, gratificazione, stupore e compiacimento. Per una volta sentendosi illusoriamente il centro dell’universo. In questa poesia il destinatario di un’attenzione speciale è un tu svagato, un essere con la testa fra le nuvole, forse sogna, certamente dimentica anche d’esistere senza un aggancio relazionale al mondo, può darsi sia un giovane molto creativo, un bambino che ama solo giocare o una persona anziana la cui mente comincia a vacillare.

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fotografia di Daniela Alessi

Chi sia non è dato sapere perché di lui o lei l’unico elemento caratterizzante è questa capacità di dimenticare. Dell’autore invece si dice molto, si dice che questo incontro avvenuto tanto tempo fa (si fa ricorso alla locuzione da un pezzo usuale nel linguaggio) ed è stato una rivoluzione interiore, grazie alla quale da un atteggiamento egocentrico il poeta è passato a quello di interesse per l’altro, l’altro che ha preso un posto dentro il suo cuore e sebbene non convivente è presente, proprio perché assente, nel pensiero innanzitutto che è il primo modo e moto col quale ci si dedica all’altro; pensandolo quindi, pensando cosa gli serve, come renderlo felice. E preoccupazione diventa proprio vedere perdere all’altro il sorriso. Che cos’è tutto ciò se non amore?

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fotografia di Daniela Alessi

Nel testo il silenzio è l’atteggiamento di discrezione col quale l’io vigila sui bisogni del sognatore, senza darlo a vedere, con lo spirito generoso di chi vuole dare senza ritorni, se non quello di vedere l’altro sereno, una specie di angelo custode, tra il concreto e l’invisibile.

Il componimento  appare come un’indagine in versi nelle pieghe dell’animo dell’autore, infatti ha tenore preminentemente confessionale, tant’è che non contempla alcun aspetto descrittivo di luoghi o persone, è più un monologo interiore sebbene sia configurato come un dialogo con un altro, che però non sa e non deve sapere, venendo a mancare altrimenti alla cura il silenzio, la discrezione e la generosità che la caratterizzano.

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fotografia di Daniela Alessi

Per questo testo ho chiesto a Daniela Alessi di poter accostare alcune sue foto. Daniela ama fotografare la realtà, non meno di questa poesia, che dice l’oggi di un tempo sconosciuto, che dice l’occhio di riguardo per l’altro fuori di sé, e che perciò acquista un sentore di attualità, quotidianità, vita vissuta e slanci di sole che sono le stesse caratteristiche della fotografia di Daniela Alessi, momenti in continua ricerca del mondo, non solo oggetto o paesaggio, creato e creature, ma anche persone.

 Loredana Semantica

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