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Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è MAX PONTE.

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  1. Al celebre verso refrain della poesia “La verità, vi prego, sull’amore” di Wystan Hugh Auden l’amata poetessa statunitense Emily Dickinson risponde “l’amore è tutto: è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, citazioni in forma di dialogo per dire che raramente un poeta ha trascurato di interpretare questo sentimento nelle sue composizioni. Nelle tue poesie l’amore è presente? E se dovessi dire che peso esso ha avuto nella tua scrittura? E nella tua vita?

Il mio ultimo libro si intitola 56 POESIE D’AMORE, e raccoglie poesie d’amore che ho scritto dal 2000 ad oggi. Quindi l’amore è presente nella mia scrittura e nella mia vita. Dopodiché meglio tenersi lontani da definizioni dell’amore, infatti la Dickinson se ne guarda bene. La scrittura poetica dice e non dice, esprime quel “quid” che è proprio del sentimento amoroso e che sfugge alla razionalità. Nell’amore c’è il principio dell’opera d’arte.

  1. Tra le poesie di Emily Dickinson è famosa quella del dialogo tra due morti, l’uno per la bellezza, l’altro per la verità. Anche verità e bellezza sono temi importanti della poesia. Pensi che siano irrinunciabili? Che ancora oggi bellezza e verità siano temi presenti al poeta? E in che misura?

La scrittura poetica è un atto di apertura incondizionata del sé verso il mondo e quindi un atto di verità nel senso etimologico, un non-nascondimento (l’aletheia di cui parlano i greci). Per quanto riguarda la bellezza, io penso che oggi si abusi troppo di questo concetto confondendolo con altro, complice anche un noto film. Che cosa intendiamo per bellezza? L’armonia, l’eleganza, il benessere, un certo edonismo da copertina? A me risulta bella in senso assoluto la persona o la cosa che è anche immediatamente buona ai miei occhi. E quindi l’armonia estetica è compiuta soltanto quando è sorretta da un essere e un volere ben determinati.

Quanto alla presenza di questi principi, bellezza e verità, nella poesia e nei poeti di oggi bisognerebbe avere un quadro completo della poesia italiana che ancora non ho. Gli italiani sono sempre alla ricerca delle belle forme, com’è nella nostra tradizione, ma la poesia italiana spesso si allontana troppo dalla vita vera e vissuta e quindi manca di verità, non contribuisce davvero a scoprire, solo a decorare, come le simpatiche cornicette che facevamo alle elementari.

  1. L’attività della scrittura si lega all’esperienza e alla memoria. Si potrebbe scrivere poesia senza memoria? In quale misura attingi ai ricordi nella tua poesia?

Ho un rapporto difficile con la memoria. Mi viene in mente un libro di Marc Augé che si intitola “Les formes de l’oubli”. Dimenticare è essenziale per vivere. Non ci può essere slancio vitale se siamo appesantiti da tutto questo insieme di ricordi, “polvere, niente ricordi” cantava Ruggieri. Lascio che i ricordi affiorino quando vogliono, nella mia poesia e nella mia vita, non li disprezzo e non li vado a cercare. Il mio ultimo libro è certamente più legato alla dimensione dei ricordi rispetto al primo, trasfigurarli è il mio modo per esorcizzarli.

  1. Alcuni dicono che il silenzio, necessario momento di riflessione e di ispirazione, sia indispensabile perché nasca una poesia. Ma il silenzio è anche la poesia, ciò che si è taciuto, che s’interpone tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro. Condividi quest’ importanza attribuita al silenzio in relazione alla poesia? Le tue poesie nascono nel e dal silenzio oppure no?

Non può esserci poesia senza spazio bianco che contorna il verso, non ci può essere musica senza silenzio, anche se sono dimensioni idealizzate, nel bianco troverai sempre un puntino nero e nel silenzio sempre un suono anche se non udibile. In ogni caso il silenzio come condizione di isolamento e distacco, filosofico oserei dire, dalla realtà, è ciò che fa nascere la poesia. Le mie poesie nascono certamente da momenti di questo tipo, ma non è sempre distacco materiale, a volte è invece fusione silenziosa col cosmo e con ciò che mi circonda. Per cui il poeta viaggia fra il fuori e il dentro, quello che non vuole fare è rimanere in una condizione mediana dove non si vede e non si sente nulla.

  1. Tra i requisiti necessari della poesia c’è il mistero. Un alone che la circonda, un fascino speciale creato con le parole, che il lettore percepisce come una sorta di sfida al suo intelletto, comunicazione di un segreto, di un interrogativo vitale. Condividi questa idea o pensi che non vi sia relazione tra mistero e poesia?

Sono d’accordo, senza un qualche mistero, senza una novità o sensazione del nuovo, non vedo perché dovrei leggere una poesia o un romanzo. La capacità di chi scrive è appunto questa, quella di trasmettere la sensazione che, una certa condizione umana (l’amore o l’odio di una certa persona per un’altra) sia una scoperta assoluta, anche se è uno status del tutto naturale, comune a milioni di persone nel mondo. D’altronde senza meraviglia la vita sarebbe del tutto noiosa, e questa meraviglia attiene semplicemente alla voglia di vivere.

  1. Sono famosi i versi di Pessoa “Il poeta è un fingitore. /Finge così completamente /che arriva a fingere sia dolore/ il dolore che davvero sente.” Con questi versi si intercettano il tema del dolore in poesia e l’ambiguità. Sono elementi presenti nella tua poesia? E in che misura?

Pessoa è un grande, questa citazione esprime la capacità del poeta di moltiplicare le sue personalità e diventare esso stesso personaggio che crea personaggi e sensazioni, siamo ad una dimensione teatrale. Io sono tuttavia più vicino a posizioni avanguardiste che credono che la vita quotidiana abbia tutto ciò che ci serve per esprimere la nostra arte. Non ho bisogno di fingere, tanto domani dovrò andare dal dentista e quel dolore lo proverò davvero. Non vedo perché dovrei anticiparlo, però posso fare di quel momento un’opera d’arte, rubando parole, suoni, immagini.

  1. Sempre Pessoa dice “La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto.” C’è chi pensa che in poesia non si debba parlare di morte e chi invece si confronta con essa. Parli mai di morte nelle tue poesie? Scrivi per sopravvivere alla morte o per esorcizzarla?

E’ una domandona, avrei preferito concludere con qualcosa tipo: qual è il tuo gelato preferito? Il poeta con le sue poesie scrive ogni volta pagine del suo testamento, è un testamento fatto di parole che vorrebbero sopravvivere, ma poche rimarranno e quelle più fortunate comunque saranno distrutte dal tempo. Magari un giorno ritroveranno il mio libro, 56 POESIE D’AMORE (con tanto di dedica, che faccio una fatica a farle che non vi dico) e non riusciranno a leggerlo perché la nostra lingua sarà diventata una lingua antichissima e indecifrabile. Credo che il potere della poesia vada al di là della nostra scomparsa corporea. La poesia libera delle particelle che restano nel cosmo. E la poesia proviene dagli elementi naturali e ad essi deve ritornare. Infatti espongo ogni mio libro ad un rito tutto mio, un rito-perfomance che trovate anche in rete. Il libro viene tagliato in 4 parti, una parte viene sotterrata, una buttata in acqua, una bruciata e l’ultima volatilizzata. Non sapete com’è bello vedere volare via il proprio libro legato ai palloncini colorati.

Max Ponte

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Max Ponte è nato nel 1977, vive e lavora a Torino. Si è laureato in Filosofia all’Università di Torino con una tesi in Estetica. Svolge attività di ricerca presso l’Università di Parigi-Nanterre con una tesi sulla poesia italiana contemporanea. Suoi racconti e poesie sono stati pubblicati in antologie, riviste e raccolte collettive. Ha declinato la sua poesia in senso lineare, visivo e performativo. Il suo primo libro si intitola “Eyeliner” (Bastogi, 2010). Ha pubblicato nel 2015 un saggio sul futurismo in ebook intitolato “Potere Futurista”. Del 2016 la raccolta intitolata “56 POESIE D’AMORE” (granchiofarfalla), attualmente in tour.
Ha curato alcune mostre di arte contemporanea e di poesia visiva. Ha creato il programma radiofonico “Ondivago” e si è occupato di poetry slam. E’ ideatore ed organizzatore di eventi poetici e letterari.
Collabora con il blog letterario “La Poesia e Lo Spirito”.
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