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Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Sonia Lambertini

Per sottrazione, mi ripeto.
Due passi in avanti
conto fino a tre
mi guardo alle spalle
e vedo che non sono
mai arrivata più in là del sei.
Il chiodo fisso di controllare le cose
con la matematica, un movimento:
meno anni, meno possibilità
meno tempo e luce
e poche parole
corte, le preferisco.
Il segno meno è una linea orizzontale
una lama sul collo,
un peso insopportabile.

*

La sera canto alla mia bambina

non lasciarmi non lasciarmi non
un sussurro non
shhh

e prega con le manine bianche prega
sulla panca della chiesa
bianca, mano

prega di stare nella sera dormi nel
palmo della mano
la sera, guarda

mentre dormo e gioco non
ho smesso mai
giuro.

senza la paura non so chi sono
gioco in punta di piedi sul bordo
padre madre, tu che sei
una punizione severa
– lo dice anche Bataille –
la bambina cade dalle tue mani
sente male, è il gioco

*

Certe mattine le cose ti cadono addosso.
Arriva il treno, mi sposta i capelli.
La casa trema, mi passa sopra.
Predilige la pancia.
Avanti e indietro il ferro delle ruote.
Avevo ragione a sentirlo entrare,
non mi sbaglio quasi mai.
Poi tocca a qualcos’altro,
prendiamo i piedi.
Sono pesanti e ordinano alle gambe di stare
immobili e dritte come in una riga militare.
Chi comanda sul serio, qui,
in questo esercito impazzito.
Senza la paura non so chi sono.
La pancia è brutta da guardare, io lo so già,
calva e sbiadita come i volti dei suoi cadaveri.
Questa notte non so dove sono andata.
Ho chiesto al n. 29 del mio palazzo ma nessuno sa nulla.
Devo aver fatto tanta strada, sono così stanca.
È il primo luglio e si gela.
Suonano continuamente gli allarmi.
Cerco di tenerli a bada con le mani.
Ho voglia di dormire, per favore.
Fatemi dormire.

*

Ho perso il filo che ho nascosto in tasca
tutto è diventato freddo e verticale come le bestie appese nei macelli

il loro cuore non è diverso dal mio, è una goccia che cade verso il basso

mi avevano detto di non viaggiare sola, di non confondere le stagioni e i fiori
stringere tre volte i nodi quasi a soffocarli

dimmelo ancora fino alla morte

se ne sono andati tutti dal mio ventre, il cibo che mi hai dato dalla bocca
lo fa sembrare una piccola gola di uccello

la notte fa un verso strano che nemmeno io conosco

padre, siedi davanti a me, tocca i piedi con le ginocchia
sulla pancia accarezzo il tuo capo, nel petto hai l’utero che ti ho dato.

(da Danzeranno gli insetti, Marco Saya Edizioni, Milano 2016 )

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