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L’inquieto ordine delle cose,
il tocco rapido dello sguardo sull’ovvietà
del quotidiano annoiarsi, l’incertezza
sottile della piena comprensione
della nota stonata, dell’anello
debole, della parte mancante.
La più importante.
Ordinario vacillare delle cose in un silenzio
presente, in un’assenza che pesa.
Dimenticare, e sarà per la gioia
il momento accaduto nella trama
fitta ritrovata.

Raffaella Terribile

Questa terza poesia di Raffaella Terribile per il tema del silenzio è un testo che, nel suo anelito di concretezza, tant’è che al primo verso usa la parola cose, possiede invece un’astrattezza che lo rende tutt’altro che materico, sembra piuttosto perseguire una sua analisi speculativa, alla ricerca delle possibili spiegazioni degli eventi della quotidianità, in una particolare fase dell’esistenza, quando la quotidianità non appaga, ma piuttosto  affligge col suo corredo di ovvietà e noia che spalancano mancanza, vacuità.

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fotografia di Massimo Lichtman

Il silenzio qui è visto quale scenario ove le cose si collocano, si stabilizzano o vacillano, quasi che il rumore, il vociare, quanto meno il parlare le sostenga, dia loro peso e consistenza, mentre viceversa il silenzio è un vuoto risucchiante che le destabilizza. Di nuovo ritroviamo in ottavo verso, le cose già menzionate nel primo verso, lì  a segnare col la loro presenza un ordine sia concreto che teorico o, se si preferisce, sia empirico che metafisico, sebbene inquieto, qui a rappresentare più chiaramente l’elemento di inquietitudine che è dato dall’assenza, da una nota stonata un anello debole nella catena.

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fotografia di Massimo Lichtman

La natura di questa assenza è collocata  al settimo verso, in posizione quasi perfettamente centrale nel testo e pronunciata in modo incisivo, espressa in un solo verso, preceduto e seguito dal punto, si direbbe un verso incastonato, quelli precedenti e seguenti a fare una sorta di corteo.  L’autore non avrebbe potuto dare maggiore risalto all’affermazione in esso contenuta, per dire cioè di questa assenza, del suo ruolo fondante, della necessità della sua presenza, perché tutto torni al suo ordine perfetto, all’equilibrio, la parte mancante è perciò la più importante.

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fotografia di Massimo Lichtman

Come in ogni vicenda che segna pesantemente, il tempo è visto, pur nella sua illusoria linearità, quale rimedio che risolve, permettendo l’oblio, l’accantonamento dell’evento negativo, la restituzione ad un intero che sana l’assenza, ricostituisce il tessuto e permette la ripresa della tessitura, nel suo andirivieni di trama e ordito, una ripresa dell’esistenza che scorre rinsavita fino al suo culmine di gioia, ove possibile. La rivisitazione del passato diventa l’accaduto che segna come un nodo – un chiodo – un filo d’argento in contrasto sul tessuto piano degli eventi che costruiscono una vita. L’evento diventa un prima ad ogni modo a cui si contrappone un dopo ch’è futuro, speranza e oltre, cioè superamento.

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fotografia di Massimo Lichtman

Per la poesia di Raffaella Terribile ho interpellato Massimo Lichtman chiedendogli di poter associare alla poesia e al mio commento le sue foto. Massimo Lichtman fissa  lo sguardo sul quotidiano: cose, scenari, costruzioni, rivisitando con passione le immagini in postproduzione, riuscendo a comunicare un senso di disagio e ricerca interiore. La sua ricerca spazia dal metafisico al decadente e sperimenta talvolta operazioni di posterizzazione che strizzano l’occhio al pop denso di colore, non disdegnando all’opposto il minimalismo degli scenari urbani e l’ascesi di luoghi e oggetti sacri.

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