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In quest’era digitale e di connessione globale, caratterizzata da ipercomunicazione ed esplosione delle scritture di massa, la produzione propriamente letteraria ha subìto una crescita tanto vertiginosa da creare una situazione di saturazione permanente e di sovrapproduzione continua e percussiva del mercato in termini di offerta, più che di domanda. Ci siamo chiesti allora se esistono dei criteri selettivi per distinguere la scrittura di qualità da sfoghi diaristico-confessionali o dalle velleità scrittorie di principianti ed ego ipertrofici. Certo non è facile individuare criteri oggettivi e indiscutibili perché gusto, soggettività e mercato sono elementi condizionanti. Sul palcoscenico del mondo letterario tuttavia non operano solo gli scrittori, che con fantasioso parallelismo potremmo definire gli attori, ma anche gli editori che, insistendo nel paragone, ne sono i registi. Entrambi sono artefici della qualità della produzione letteraria corrente, i primi perché la creano, i secondi perché la selezionano e la diffondono.

Ecco perché, dopo gli scrittori, abbiamo pensato di rivolgere una serie di domande a coloro che, nel concreto determinano la “produzione” attuale del mercato, nella speranza che possano dare un contributo chiarificatore in termini di orientamento nella giungla iperscrittoria presente, per cercare di capire come viene gestita una casa editrice, conoscere le politiche editoriali e culturali correnti e i metodi di selezione del prodotto da pubblicare.

Oggi intervistiamo: ADRIANO GABELLONE (direttore editoriale di ONIRICA EDIZIONI)

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Nata nel 2010 per dare spazio a giovani talenti emergenti, Onirica Edizioni è una piccola casa editrice indipendente con all’attivo più di 60 pubblicazioni di narrativa e poesia di autori italiani. Nel giugno 2016 viene fondato il marchio editoriale Il Puntino, totalmente dedicato alla letteratura per l’infanzia e per ragazzi.

  1. Com’ è cominciata la tua attività di editore?

Ho sempre avuto la passione della lettura e dell’informatica fin da ragazzo e diversi anni fa, assieme a un collega di lavoro, creammo un sito web dove aspiranti scrittori potevano proporre al pubblico le loro opere e commentare quelle pubblicate dagli altri utenti. E’ un po’ quello che oggi facciamo attraverso Facebook, solo che correva l’anno 2001, quando il termine Social Network non era ancora stato coniato. Comunque, con il passare degli anni questo sito web si evolse e fu da spunto per nuovi progetti, che, grazie anche alla fondamentale collaborazione di alcune persone a me vicine in quel periodo, videro nella fondazione di una casa editrice il più importante passo finale.

  1. Si diventa editori per vocazione, per scelta o per necessità?

Nel mio caso potrei affermare che un po’ tutte e tre le motivazioni sono valide.

  1. Come definiresti la tua linea editoriale?

Cerchiamo di dare spazio ad autori emergenti italiani, e in quest’ultimo periodo diamo sempre più attenzione ai libri per l’infanzia e per ragazzi, tanto da aver fondato un nuovo marchio editoriale dedicato esclusivamente ai libri per i più piccoli: Editrice Il Puntino.

4. Attraverso quali canali ti giungono i manoscritti?

Principalmente via mail da persone che ci conoscono via web oppure in una delle tante fiere di settore a cui prendiamo parte.

5. In media ogni anno quanti inediti ti pervengono e quali sono i criteri di selezione delle opere inviate?

Ricevo circa 600/700 manoscritti all’anno. Diamo molta attenzione agli argomenti trattati dall’autore e cerchiamo di prestare attenzione alle tematiche sociali ed educative.

  1. Quante entrano a far parte del catalogo e come nascono le collane di un catalogo?

Pubblichiamo mediamente 8/10 titoli all’anno. Le nostre collane si suddividono per genere e per fascia d’età di lettura.

7. Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Non seguo molto le correnti di mercato, cerco di pubblicare semplicemente quello che mi piace, anche se potrebbe non incontrare necessariamente il favore del grande pubblico.

  1. Noti delle differenze rispetto a qualche anno fa nella qualità e nella quantità degli inediti che ti giungono?

Ad essere sincero sì, il tipo di proposta è molto mutevole e segue le correnti del momento. Capita spesso ad esempio che a seguito del classico “Caso Letterario”, giungano in redazione diversi manoscritti che ricalcano il medesimo genere, quasi che gli autori pensino di poter cavalcare l’onda del successo in quanto il loro romanzo è ancora migliore.

  1. Come si è evoluta l’editoria con la connettività e l’era digitale?

Principalmente il web è uno strumento pubblicitario, aiuta a farci conoscere, ma a mio avviso il digitale non ha prodotto i risultati sperati da alcuni. Lo dimostra il trend al ribasso delle vendite e-book, confermando che le persone restano ancora affezionate alla sensazione che solo un libro di carta alla fine riesce a trasmettere.

10. Quali opere hai apprezzato maggiormente tra quelle pubblicate negli ultimi mesi anche da altri editori ?

Non voglio indicare dei titoli nello specifico, in quanto la mia attenzione si rivolge principalmente verso le pubblicazioni di altri piccoli editori come me con i quali siamo amici, oltre che colleghi e ci ritroviamo spesso alle varie manifestazioni dedicate al libro in giro per il nord Italia. Ma posso dire che i loro cataloghi offrono un’ampia selezione di titoli interessanti che meriterebbero di essere letti.

 11. Ti ricordi il primo libro che hai pubblicato? Esiste un libro che hai voluto fortemente pubblicare e uno su cui eri scettico ma che poi si è rivelato un grande successo?

Le nostre prime due pubblicazioni furono le due raccolte antologiche nate grazie al contributo degli autori che frequentavano il nostro sito di scrittura creativa, una di poesie, e una di racconti sulla tematica del raptus. Se sono scettico su un libro difficilmente lo pubblico, e quelle volte che mi sono fatto convincere i risultati non sono stati differenti dalle aspettative. Causa anche il periodo di crisi e incertezza, è più facile che accada il contrario. Ma è anche capitato di scommettere su alcuni titoli che per fortuna hanno incontrato il favore del pubblico.

12. Un editore oggi scommette ancora sulle qualità di un perfetto sconosciuto decidendo di pubblicarne l’opera, fungendo così da talent scout oppure è solo un’idea di editoria romantica e superata?

Pubblicando emergenti, i nostri autori sono per lo più sconosciuti.

13. Perchè un autore sconosciuto o poco noto, spesso é costretto a ricorrere all’editoria a pagamento o ad acquistare un numero significativo di copie del suo libro?

Innanzitutto credo sia necessario definire meglio cosa sia Editoria a pagamento. Premetto che come casa editrice noi non chiediamo contributo alcuno agli autori, nè sotto forma economica, nè sotto forma di acquisto copie. Gli autori sono liberi di decidere se e quante copie acquistare per il proprio uso personale. Detto questo, ci sono colleghi che vengono bollati come EAP (Editoria a Pagamento, o Editori Appestati per come lo interpreto io) solo perché richiedono un minimo contributo in acquisto copie per ammortizzare i costi di avviamento di una pubblicazione. Io credo che se un editore lavora in modo onesto e con tutta l’umiltà del caso, non meriti di ricevere appellativi di questo tipo. Talvolta è più qualificante pubblicare con questi editori che con certi soggetti che pubblicano cani e porci in quanto alla fine sono solo dei print-o-demand mascherati da finti editori.

  1. Cosa pensi del self-publishing?

Una cosa per pochi con uno spiccato senso commerciale, tant’è che i casi di successo del self-publishing si contano sulle dita di una mano.

  1. Perchè la promozione e la distribuzione raramente risultano essere intense e capillari?

Il primo ostacolo spesso sono le librerie stesse che non vogliono tenere tra gli scaffali autori sconosciuti che hanno poco mercato, così da lasciare spazio a titoli con maggiori probabilità di vendita. Quindi va considerato che fare arrivare un titolo in libreria per un editore è un costo che si ammortizza solo se questo viene spalmato su un certo numero di copie. Ciò significa inviare almeno 10 copie a ogni punto vendita, cosa che, come detto prima, non incontra certo il favore della libreria. Infine c’è da considerare che noi italiani difficilmente ci spostiamo per andare alla ricerca di un determinato libro, aspettiamo di trovarcelo sotto casa. E ciò significa che una distribuzione a macchia di leopardo non è di alcuna utilità, se il possibile acquirente si trova nel comune limitrofo. Di conseguenza l’unica soluzione sarebbe quella di servire in maniera capillare tutte le librerie del territorio, cosa che sarebbe possibile solo stampando almeno 5000 copie. Un investimento non indifferente per un singolo titolo, se poi consideriamo che le librerie accettano dai piccoli editori solo libri in contodeposito, e che la resa media si attesta intorno al 60/70%.

16. Gli scrittori della grande distribuzione hanno davvero grandi qualità o il loro successo è costruito a tavolino? Gli stessi romanzi di successo sembrano elaborati per farne dei best sellers intercettando i gusti e le propensioni di lettura del grande pubblico. Best sellers infatti non significa grande letteratura. Ma poi esiste ancora la grande letteratura?

Credo che molti libri siano studiati a tavolino per soddisfare le esigenze della letteratura di consumismo, formata a mio avviso principalmente dai “lettori della domenica”. Ma per fortuna esistono anche libri che, seppur non credo verranno annoverati nella grande letteratura, hanno comunque qualcosa di importante da dire.

  1. Quando va bene quante copie vende un libro di poesia? E un libro sulla poesia?

Partendo dal presupposto che la poesia non si vende (e non è una frase di circostanza, ma un dato di fatto), molto dipende dal contributo attivo che fornisce l’autore sul piano promozionale. Credo comunque che 200/300 copie di un libro di poesia si possano già considerare un piccolo successo, per un autore emergente.

  1. Come si può orientare il lettore che cerchi la qualità nel mare magnum delle pubblicazioni attuali?

Leggere le recensioni, sicuramente, e poi farsi trascinare dal proprio istinto. D’altronde credo che la cosa più importante sia cercare delle letture a noi affini, altrimenti si finisce per incappare in libri che potrebbero risultare noiosi.

  1. Parlando di traduzioni, quali caratteristiche deve avere secondo te una buona traduzione?

Credo sia importante rispettare il più possibile la personalità stilistica dell’autore del libro. Altrimenti è una bella storia scritta da qualcun altro.

  1. In definitiva editori si nasce o si diventa?

Si diventa.

 

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