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ho perso le parole

ma più che le parole
il trillo
il sibilo
la scossa di cristalli appesi
e il canto, quando passava il vento

si è fatto un silenzio lungo
(la voce eco di stanze
come in una casa
alla fine del trasloco)

resta l’acqua a scorrere sui vetri
il rumorio del cielo
le ruote nelle pozze
il tonfo di metallo sul bordo di ringhiera

e neanche una parola
una
che sappia raccontare
le nuvole e la pioggia
la nostalgia dell’aria
lo strappo e la caduta
di chi viene a morire a terra.
Francesco Palmieri

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foto di Alessandro Tocco

Francesco Palmieri affronta in questo testo il tema del silenzio senza mezzi termini e non ne maschera l’ essenza, non lo nega, anzi lo afferma per ciò che è già nel primo verso: Ho perso le parole. Subito dopo però corregge il tiro, non sono proprio le parole ad essere smarrite, ma quel suono gioioso, come il trillo, o una specie di canto del vento quando passa tra le fessure strette e sibila, il tintinnio di cristalli appesi; in altri e più prosaici termini, persa è la capacità di vibrare, di fremere per la piacevolezza di qualcosa.

Da questi suoni freschi e argentini, metafora della capacità di gioire, si torna nel testo alla desolazione di un  luogo abbandonato, come è una casa alla fine di un trasloco, ritroviamo cose d’acqua che cadono, la pioggia, come il pianto, le pozzanghere dove l’acqua si raccoglie, e in luogo del canto, il suono secco di un colpo metallico su un corpo freddo.

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foto di Alessandro Tocco

Le parole sono riferite assenti, come deve essere nel silenzio ma, nel contempo vengono nominati e, perciò chiamati a una sorta di testimonianza, tre dei quattro elementi primordiali posti alla base dell’ordine universale naturale, l’uno capace di trasfondersi in un altro per combinazione tra essi: acqua, aria, terra. Manca il fuoco, ed è proprio questa mancanza che impedisce l’armonica miscela della vita,  l’esistenza non può prescindere da nessuno dei suoi componenti fondanti. L’assenza del fuoco è assenza di calore, senza calore prevale il gelo,  da cui il nulla che evoca la morte. La morte è certamente il silenzio definitivo e irrimediabile ma è anche un topos irrinunciabile del poeta, che può nominarla o meno, ma che, in ogni caso, non può che averla sempre presente, compagna inseparabile, spesso agognata, ancor più spesso temuta. Il poeta sempre più  consapevole  che ogni avanzamento è un andargli incontro,  ne fa meta e al tempo stesso verso del suo dire.

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foto di Alessandro Tocco

Per Francesco Palmieri, per rappresentare e, al tempo stesso, in contraltare ai toni cupi e desolati del suo versificare, ho pensato alle foto d’autore di Alessandro Tocco, un fotografo che con maestria coglie attimi di grande tensione drammatica nei paesaggi rocciosi, negli elementi naturali, fotografando con passione la sua Sardegna, la resistenza tribale di questa terra in splendidi scatti  b/w che sono un inno alla potenza e al silenzio.

Loredana Semantica

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foto di Alessandro Tocco

 

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