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Venerdì scorso abbiamo proposto il video LUDI FLORALES di Alessandro Bavari con un nostro commento. Nel prendere contatti con l’autore per il consenso alla pubblicazione gli abbiamo proposto di rispondere ad alcune domande per capire come nasce l’idea, come si realizza un video di questo tipo, l’impulso che lo spinge al suo lavoro, per conoscerlo meglio e magari per tentare inutilmente di carpire i segreti del suo talento. Qui di seguito l’intervista ad Alessandro Bavari al quale con l’occasione esprimiamo i complimenti per la recente selezione del suo video LUDI FLORALES all’Odense international film festival.

AB-Portrait

Alessandro Bavari

Come è nata l’idea di realizzare questo video? E perché questo titolo omaggio alla cultura latina?

L’idea è nata mentre guardavo un documentario su National Geographic, dove veniva mostrata la crescita accelerata di alcune piante sfruttando la tecnica del time-lapse.  Al che ho pensato che sarebbe stato interessante affrontare tale tematica con un approccio totalmente diverso, cercando di conferire alla vegetazione un aspetto inusuale e minaccioso, grazie anche ai violenti movimenti di camera e al brano jazzcore scelto per il video, contro quello rassicurante e trito a cui siamo abituati, ossia con camera fissa o al massimo con lenti movimenti di camera, il tutto accompagnato da musica classica, etnica e new age. Vivendo in campagna, ho dunque iniziato con la semplice osservazione quotidiana della vegetazione circostante, utile per capirne la crescita ed il movimento. In seguito ho iniziato a raccogliere quella che ritenevo più interessante, fotografandola in “cattività”, non piu’ di 2 o 3 scatti al giorno, per capirne meglio lo sviluppo. Dopo aver fatto alcune ricerche utili per avere più informazioni, sia sul web che attraverso la consultazione di un paio di amici botanici e vivaisti, ho selezionato quelle che mi sembravano più interessanti sia esteticamente che strategicamente, facendo riferimento per quest’ultimo dettaglio alla loro resistenza, velocità di crescita e fioritura. Contestualmente a quel periodo ascoltavo una band Jazzcore chiamata Zu, rimanendo totalmente impressionato dalla potenza di un loro album del 2008, Carboniferous. Tra le varie tracce ce n’era una che mi folgorò già dal primo ascolto, e che casualmente si intitolava “Mimosa Hostilis”. Non poteva andare diversamente, anche per il titolo del brano. Ho scelto quindi di utilizzare per la maggior parte erbacee selvatiche, sia per l’aspetto anonimo e non riconducibile a piante ornamentali come rose, tulipani e margherite che come scelta mi sembrava banale,  oltre ad alcune piante ed organismi di difficile reperibilità, in questo caso acquistati, come la Rosa di Gerico ed il Physarum polycephalum. Ho dunque ricreato a studio un ambiente ottimale per garantirne la sopravvivenza per circa 7/15 giorni, tempo necessario per lo shooting in time-lapse, installando delle lampade da 150 watt accese giorno e notte, scelta che mi ha consentito di fotografarle poi con l’ausilio delle luci fisse dei flash e non in movimento come quella solare, mantenendo  peraltro uno sfondo nero per tutta la durata del video. Inizialmente ancora non avevo idea di come motivare tali riprese, ma solo nel corso del work in progress ho pensato di rappresentare la nascita di Flora, dea della primavera, dei fiori e della fioritura. E’ così che poi ho deciso di intitolare il video Ludi Florales, festa di 6 giorni che gli antichi romani dedicavano a Flora, e che aveva luogo nella Roma antica ogni anno dal 27 aprile al 3 maggio.

Quali sono gli strumenti necessari e le difficoltà di un lavoro in time lapse?

Le difficoltà sono state tante: per esempio piante che dopo 2 giorni appassivano o si bloccavano, infestazioni di insetti che arrivavano persino a posarsi sulle lenti degli obbiettivi e addirittura un’intossicazione da funghi. Gli strumenti per lavori di questo genere devono essere senza dubbio affidabili e di ottima qualita’, alla luce di una lavorazione durata circa 18 mesi. Ho utilizzato 2 flash monotorcia Bowens perennemente accesi, oltre ad una fotocamera digitale a medio formato, una Pentax 645D da 40 megapixel capace di cogliere ogni minimo dettaglio, grazie anche ad alcune ottiche specifiche, come ad esempio un obbiettivo macro da 120 mm raddoppiato a 240 mm con un duplicatore di focale. Poi vari accessori per snellire il lavoro e cercare di renderlo il piu’ semplice possibile cercando di automatizzare al limite ogni sessione di ripresa.

Ci sono volute 12000 immagini per realizzare il video ludi florales, un lavoro minuzioso e paziente. Quanto è importante la pazienza in un lavoro di questo tipo?

Come dicevo poc’anzi ho cercato di automatizzare il più possibile ogni processo, ma essendo un lavoro empirico e non sapendo mai cosa avrei ottenuto se non a sessione terminata, spesso è capitato di ottenere riprese insignificanti e con movimenti dei vegetali poco interessanti, costringendomi in diverse occasione a cestinare settimane di shooting. La pazienza è servita a non desistere, ma devo dire che normalmente sono sempre molto paziente; nel mio lavoro, oltre a disciplina e studio, la pazienza deve essere una prerogativa fondamentale.

L’intossicazione da funghi e le infestazioni da insetti di cui parli nella presentazione del video su vimeo sono stati incidenti durante la lavorazione del video? Come sono avvenuti?

In merito alle due infestazioni da insetti, presumo sia dovuto a uova o larve nascoste tra le piante. Mentre per l’intossicazione di funghi, alle spore “sparate” dagli stessi nell’ambiente circostante per garantirsi la sopravvivenza della specie, alla fine del loro ciclo. In questo caso l’ho capito solo dopo un paio di giorni, per via di una strana tosse secca in piena estate. Ho dovuto di conseguenza seguire una cura cortisonica per circa 2 settimane, al fine di disintossicarmi e non subire una sensibilizzazione cronica da allergia ai funghi. Fortunatamente in questo caso si trattava solo di funghi innocui e commestibili, non oso pensare alle conseguenze se fosse accaduto con funghi velenosi, che peraltro ho fotografato nel corso di altre sessioni.

Le piante oggetto di attenzione sono 60, che specie di piante hai usato e dove erano disponibili?

La maggior parte di queste le ho raccolte personalmente in campi incolti e nei boschi, per altre mi sono dovuto servire da alcuni vivaisti che oltretutto mi hanno saputo consigliare su alcune caratteristiche che non conoscevo, per poi poterle fotografarle nel corso del loro massimo fulgore. Alcune invece le ho acquistate su internet, come il Physarum  Polycephalum che in realtà non è un vegetale ma un organismo  molto intrigante per diverse caratteristiche e difficilissimo da individuare in natura. E’ considerato come un organismo estremamente intelligente, capace di spostarsi per la ricerca di cibo, dotato di una particolare memoria che gli consente di non passare una seconda volta su tragitti battuti in precedenza. Addirittura in Giappone pare che lo stiano utilizzando per ridisegnare la metropolitana di Tokyo, constatando che i percorsi scelti dal Physarum sono addirittura migliori di come gli ingegneri l’avevano progettata. Grazie a queste informazioni, sono riuscito a guidare il percorso del Physarum durante lo shooting, disponendo poco distante alcuni semi di avena di cui è ghiotto.

Perché t’interessa il mondo delle piante, c’è un messaggio ecologico, si tratta di osservazione naturalistica, oppure è la ricerca della bellezza che ti guida?

Direi un po’ di tutto, passione per la scienza, amante della natura ed ecologista, oltre che essere vegetariano per diversi motivi. Da ragazzino ero convinto che sarei diventato uno scienziato, magari diventando etologo, biologo o più probabilmente entomologo per via del fascino che subivo, e che ancora subisco, osservando gli insetti. Poi crescendo capii che in fondo non ero interessato allo studio della scienza ma alla sua estetica. Ma la chiave di tutto, è come dici tu, l’estenuante e continua ricerca della “bellezza” in tutte le sue forme, sia reali che immaginarie.

Nelle informazioni sul video dici che hai impiegato 18 mesi per realizzarlo, perché dedicare tanto tempo a quest’opera, quali sono i ritorni di tanto lavoro e le soddisfazioni?

Quando ho deciso di affrontare questo lavoro, sapevo che sarebbe durato parecchio, dovendo rispettare i cicli naturali delle piante e la loro stagionalità. Ma sapevo anche, dopo i primi esperimenti, che ne sarebbe valsa la pena. La cosa positiva, è che nel corso dei vari shooting, avendo automatizzato i vari processi, potevo continuare a lavorare su altri progetti, in parallelo a Ludi Florales. Ogni mio lavoro per me rappresenta un investimento importante, sia in termini di ricerca sperimentale dalla quale in ogni caso non riesco a prescindere, direi semplicemente che è una condizione di necessità, ed altra cosa importante, è che dopo aver concluso un nuovo progetto mi sento ogni volta ulteriormente arricchito, sia tecnicamente che artisticamente, oltre che culturalmente.

Chi rappresenta e come hai realizzato la figura che appare nel finale del video e sembra sorgere dalle viscere della terra?

La figura finale non è altro che Flora, tutto quello che vediamo prima sono i vari elementi che andranno a formarla, visti nel dettaglio, per poi avere nell’ultima inquadratura una vista corale d’insieme. La dea  Flora è l’unica cosa lavorata in stop motion, disegnando frame by frame l’emulazione del sistema circolatorio, il reticolo giallo che si vede scorrere sul corpo, flusso generatore della natura e della vita.

Il sito di Alessandro Bavari

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