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Fatico l’andar via, così il silenzio

spazia un’eco solida e raschia dentro

d’attesa e mai, spavento e fuga.

Alessandra Fanti

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Per questa settimana il tema del silenzio è affrontato con la poesia di Alessandra Fanti in premessa, accompagnata da una mia foto di astrazione metafisica e dal seguente commento.

Ci sono poesie brevi che prendono meglio di quelle lunghe, che a leggere poesia a volte si fa uno sforzo di concentrazione così elevato che crolla l’attenzione dopo una dozzina di versi (anche meno) e si tralascia la lettura. Catturare l’attenzione del lettore è un’arte, sin dal suo attacco una poesia, una vera poesia, ha un piglio che salta all’occhio, si distingue, è come se contenesse l’imperativo: leggimi, ho qualcosa da dirti.

Avviene al contrario spesso che la poesia non “tiene” non regge cioè il ritmo e la grazia fino alla fine, c’è in altri termini un calo di tensione e la poesia non vola, si siede. Ecco perché a volte è preferibile comporre una terzina che sta a sé, dice, interessa, incuriosisce, si propone coraggiosamente e senza fronzoli, breve e incisiva, s’offre, soffre e fa pensare, cioè appunto “tiene”, è preferibile, dicevo, scegliere la sintesi, che è caratteristica connaturata alla poesia stessa, che non dilungarsi in costruzioni verbali pesanti e poco interessanti.

Questa poesia di Alessandra Fanti sceglie di essere breve, tiene fin dall’inizio e dice quel che ha da dire in tre soli versi di lunghezza media, rendendo bene i concetti. Inizia con un bell’attacco “colloso” par quasi di vederlo quel lui lei che non riesce a staccarsi e sembra come uncinato da mille filamenti adesivi che si allungano vischiosi, ma non si staccano, non mollano la presa. Avviene così quando c’è la fatica nel separarsi, gli attimi che precedono sono dominati da un silenzio, un silenzio strano, quasi di sgomento, doloroso a volte, come una ferita che si allarghi dentro insieme alla consapevolezza che a breve avverranno inevitabilmente allontanamento e separazione.

E’ sempre il silenzio a farla da padrone, in questa occasione inoltre esso opera, diventa attore, scava dentro un vuoto dove spazia, graffia, dove il suono rimbomba. Nel contempo gli spazi temporali: minuti, ore o giorni si accumulano per la ricerca di posticipazioni, continui rinvii del momento topico.

Insieme al silenzio è l’attesa a predominare, perché i pensieri si dirigono sempre al punto critico, aspettando che accada e temendo che avvenga, in cerca una via di fuga che possa evitare di affrontare l’ansia del dopo, contraendo i muscoli come ad affrontare uno sforzo, a contrastare un allarme, dal quale fuggire perché provoca spavento.

Ecco che in tre versi c’è tutta una storia e un attimo di vita, nel contempo, la poesia che racconta la vita, come spesso avviene, è introflessione, ricerca tutta intima di sensazioni ed osservazioni. Il mondo esiste e incide, la sensibilità poetica inevitabilmente risponde, compiendo una sorta di immedesimazione empatica con gli altri e raccontandoli in versi perché profondamente compresi, oppure metabolizzando l’attraversamento del mondo, i suoi gangli feroci che turbano la quiete, esprimendone la percezione individuale, spesso riuscendo a intercettare anche quella di molti altri; il che, quando avviene e quanto più avviene, tanto più rende la poesia manifestazione condivisa.

Loredana Semantica

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