“Se ti avesse baciato una farfalla”
ha detto la voce un attimo fa
(anche lei come me ha visto la foto:
la ragazza con la farfalla sulle labbra
ma è stata più veloce di me a parlare)
e lo sguardo, quello che vaga dentro,
si è sollevato verso l’alto come se
un evento simile aprisse l’orizzonte
immettesse una luce chiara a salire.
Era una specie di domanda senza un vero interrogativo
portava con sé tre punti sospesi come un invito.
Se mi avesse baciato una farfalla
vorrei risponderle, molte altre questioni
perderebbero importanza e forse
forse tanti dubbi sullo spreco o meno
cadrebbero appassiti.
Un simile bacio, che fosse un vero bacio
consapevole e voluto, dettato da amore
non un casuale posarsi d’insetto in cerca di riposo
farebbe nella storia della mia vita
decisamente un capitolo a sé.
Illuminante.
Potrei smettere, oh sì, certo che potrei,
di chiedermi, ad esempio, che ne sarà.
Di me, di te, del nostro aver perso la strada.
Basterebbe, pensare a quel bacio,
a rimettere ordine senza sacrificare il disordine.
Quello che preferisco e che permetterebbe ad una farfalla
di confondermi con un fiore appena sbocciato.

 

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