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Continua e si conclude oggi la suggestiva fiaba di Francesco Palmieri accompagnata dai bei dipinti di Francesco Severini. Qui è possibile leggere la prima parte della fiaba e a quest’altro link la seconda.

Le fate italiane olio su tela - cm. 120x60

 

tratta da “Le Fate italiane” di Francesco Severini

olio di cm. 120×60 (2009)

Passarono così giorni e settimane, mesi e ancora mesi senza che mai Principe Solitario riuscisse a trovare un po’ di quiete in quella sua anima ferita e sempre più lontana dalla più piccola possibilità di gioia. Il suo amore dapprima lottò contro il ricordo della principessa delle Terre del Sole, aggrappandosi  alla speranza di tornare almeno alla imperturbabile indifferenza di quando ancora nulla sapeva di “Ciò che rende felici”, poi lottò contro quel sottile dolore che lui chiamava Niente, un Niente che gli invadeva sempre più l’anima e persino il corpo. Giunse così la mattina in cui Principe Solitario, dopo una notte ancora di guerra estenuante, non ebbe neanche la forza di alzarsi dal letto. Si sentì vinto irrimediabilmente dai neri spettri dell’Inutilità e della Mancanza di Senso di ogni suo giorno a venire. Fece chiamare il suo primo ministro e con voce debole e affaticata disse:

-Credo di essere malato, le gambe mi reggono appena e il cuore è tanto lento nel battito che a volte mi sembra si sia fermato… Ma non è solo il mio corpo a darmi pensiero, perché sento l’anima mia molto triste, piange sempre ed io non so più come consolarla… Temo che tutta la mia vita mortale sarà sempre così ed ho paura come se fossi tornato bambino. Da oggi affido a te il mio regno, io rimarrò in questa stanza e da qui uscirò solo a condizione della salute ritrovata. Ti prego solamente di non farmi mai mancare i miei libri, i miei fogli e l’inchiostro.- E così fu, Principe Solitario rimase chiuso nella sua stanza dove solo il suo fido servitore poteva entrare per i due pasti quotidiani, pasti che sempre più spesso rimanevano intoccati. Passarono molti giorni e settimane e sempre più il primo ministro temeva per la vita del principe. Quando l’angoscia si fece troppo forte, egli fece chiamare i più famosi e valenti medici del Regno i quali, ad uno ad uno, conclusero tutti che la malattia del principe era solo una: aveva smesso di amare la Vita.
Dopo qualche tempo, mentre Principe Solitario stava per svegliarsi, percepì un ticchettio insistente e continuo contro i vetri; alzò il capo e vide una colomba che col suo becco picchiettava come se stesse bussando. Sorpreso dall’evento, si levò dal letto a fatica, si avvicinò alla finestra e l’aprì. Subito la colomba volò nella stanza e si andò a posare accanto al camino dove ardeva un fuoco scoppiettante. Doveva avere molto freddo; inoltre, a giudicare dal suo corpo candido e gracile, doveva aver digiunato a lungo. Principe Solitario sbriciolò un po’ di pane e lo posò sul pavimento; la colomba prese subito a beccarlo con voracità e dopo averne mangiato l’ultima briciola, si adagiò sul tappeto soffice e tiepido e si addormentò. Il principe, commosso da quanto aveva visto, le si sedette accanto e accarezzandone le piume disse:
-E’ strano ma sento che a te posso raccontare la mia pena, il mio amore che fa rima con dolore…- e narrò di Piccolo Cuore e del perduto “Ciò che rende felici”, quindi anche lui si addormentò. Al risveglio la colomba non c’era più e questo, oltre a farlo sentire ancora più solo, gli diede la certezza che non sarebbe vissuto ancora per molto. Infatti il giorno seguente non riuscì nemmeno a svegliarsi, tanto che i servitori impauriti corsero subito a chiamare il primo ministro. In breve il letto del principe fu attorniato da medici, servitori, cavalieri e dame di corte, e chi piangeva e chi invece rimaneva in un silenzio immobile e triste. Ma a un tratto una Dama gridò: -Guardate sul davanzale, c’è una colomba che sembra bussare sui vetri col suo becco!- e tutti si voltarono, ma la colomba aveva già spiccato il volo. In quegli attimi brevi i presenti avevano pensato a un fausto presagio ma la fuga della colomba aveva riportato tutti alla dolorosa realtà che a quel punto sembrava inevitabile: Principe Solitario stava morendo.
Passò un giorno e poi due e poi tre, al mattino del quarto giorno Principe Solitario aprì appena gli occhi. Un’immagine sfocata gli apparve vicina, sembrava la sagoma di Piccolo Cuore seduta sul suo letto, gli sembrò persino di sentire una mano accarezzargli i capelli.
-Credo di esser ormai alla fine dei miei giorni, se già comincio ad avere delle visioni… Certo sono i miei desideri e non altro a farmi sembrare reale ciò che reale non è; ma non importa, sarà più lieve il morire se mi sembrerà di avere Piccolo Cuore al mio fianco…-
-No mio Principe, tu non devi morire, non puoi morire perché io sono davvero Piccolo Cuore e sono qui accanto a te. Ti porto il tuo “Ciò che rende felici” perché ho visto la grandezza del tuo Amore.-
Principe Solitario riconobbe distintamente la voce della sua principessa, il petto cominciò a sollevarsi ed abbassarsi con regolarità e vigore, la forza vitale stava riprendendo a scorrergli tumultuosamente nelle vene.
-Io non sono ancora sicuro che il mio non sia che il delirio di un morente, ti prego parlami ancora, fino a che sarò certo di non essere preda di visioni leggere…-

-Sono proprio io, Piccolo Cuore, e sono corsa da te per darti il mio amore e per ricevere il tuo amore. Ricordi, ti avevo chiesto di dare la tua vita per me e la colomba che io ho inviato, mi ha raccontato di te e di come tu non volessi più vivere senza il mio Amore… Tu non potevi saperlo ma era questa l’ultima prova che avrebbe deciso della verità del tuo Cuore. Molti di coloro che si dicevano ardenti innamorati, in verità, come poi mi riferiva la colomba, correvano nelle braccia di altre donne dimostrando così che il loro non era vero amore ma soltanto un capriccio passeggero: chi ama di un Amore grande e forte, non può amare due volte perché Uno è il numero dell’Amore Vero. Tu, mio Principe, invece hai dimostrato di conoscere il mistero profondo del Cuore ed io in tutti questi mesi ho sperato fortemente che ciò che tu chiamavi amore fosse Amore Vero. Se tu mi vuoi ancora, io sono qui per te e lo sarò fino a che vorrai.- Principe Solitario non rispose, guardò gli occhi teneri e profondi di Piccolo Cuore, vi lesse un Amore Infinito e poi la baciò con un ardore che mai avrebbe avuto fine.
All’indomani stesso si sposarono fra la festa delle campane e la gioia del Popolo che salutò il principe risorto. Vissero per sempre insieme, sia nei giorni di felicità che in quelli inevitabili di dolore, insieme e per sempre insieme. Tuttavia, ancora due fatti straordinari accaddero nel Regno di Ghiaccio: quando Piccolo Cuore e Principe Solitario uscivano a cavalcare nelle valli desolate del Regno, come per incanto, subito dopo il loro passaggio, la neve si scioglieva e dal terreno sbocciavano rose e tulipani, orchidee e margherite, erba verde e cespugli rigogliosi. Quando ciò fu noto in tutto il Regno, il Popolo chiamò quelle strade i Sentieri d’Amore perché solo l’amore avrebbe potuto creare quell’evento meraviglioso. Infine Principe Solitario, ricordando perché Piccolo Cuore fosse stata chiamata in quel modo, mandò araldi in tutto il Regno ad annunciare che egli era risorto per l’Amore di Piccolo Cuore e che per questo, il nome della sua sposa, da allora in poi sarebbe stato Cuore d’Amore, il solo nome che poteva dare alla Donna che finalmente gli aveva fatto conoscere il suo “Ciò che rende felici”. E lui era felice. Sì, lui era felice.

Francesco Palmieri (Dicembre 1987)

 

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