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immagine di Maria Allo

Iniziamo questa rassegna di “nostre” poesie sul tema del silenzio, preannunciata qui, “nostre” perché i poeti autori sono gli stessi autori di questo blog, tuttavia questa non è una scelta di campo, anzi, noi tutti siamo consapevoli che di silenzio parlano tutti i veri poeti, non potendo prescinderne, e ne parlano in tutte le sue declinazioni, non ultima quella che mette per sempre la parola silenzio sulla nostra bocca.  E certo avremmo potuto proporre una rassegna di autori più o meno classici, contemporanei e non, che bene  avrebbe sviluppato il tema, con tutta la possibile grazia che permea la produzione di coloro che rimangono nel tempo modelli, riferimenti, maestri. Rimane anzi questa un’opzione sempre possibile come ulteriore sviluppo della rubrica. Tuttavia la scelta di proporre le “nostre” poesie come primo approccio al tema è “strumentale”  a far conoscere in poesia, più precisamente nella peculiare espressione d’arte che è la forma poetica, gli autori stessi che sono stati chiamati e hanno deciso di animare questo luogo di condivisione d’arte.

Qui di seguito un testo di Maria Allo che delinea un silenzio notturno, capace di evocare dalle recondite profondità, un’assenza in contraltare  al vociare diffuso e fastidioso del mondo, essa diviene forma limpida, come luogo isola-isolamento-esilio, fino alla metamorfosi, nel divenire in movimento della notte delle sue palpebre mute, in corpo-inesistenza e consistenza d’ombra.

MARIA ALLO

Mi lascio dire dal silenzio della notte

orizzonte invisibile della mia anima.

Il mondo con parole inutili

mi viene addosso ma limpida nel petto

è assenza questa voce libera

come un esilio da attraversare.

Ecco. Il treno insegue le palpebre

mute della notte io percorro

la mia inesistenza dietro le sue ombre.

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