proseguo la riflessione sul tema del silenzio iniziata su questo blog lo scorso mercoledì, 27 aprile 2016, qui

Dicevo alla fine dell’articolo precedente che tacere è il miracolo del silenzio, ma la meraviglia del silenzio non si ferma, prosegue nei mille risvolti di quest’atto, che pur essendo di omissione: non parlare, non far rumore, pur essendo espressione di una negazione, produce in positivo risultati.

Nel silenzio possiamo ascoltare, la pioggia che batte leggera, il picchiettio più intenso nel temporale, la grandine, il fruscio della neve, lo scorrere del fiume, la risacca delle onde, il cinguettio degli uccelli, il soffio del vento, solo nel silenzio questi suoni possono essere nella loro profonda e consolante musicalità, sono suoni semplici, originari, legati alla terra dall’eternità, ci sarebbero senza la presenza umana, permangono anche con la sua presenza, proseguono senza lasciarsi condizionare dall’ invadenza dell’uomo, dall’arroganza dei rumori che egli produce per riempire la solitudine o inseguire un progresso a cui si lega l’ uso diffuso di generare suoni, musica, fracassi, discorsi e discussioni. Questo tipo alternativo di silenzio, questo parziale silenzio dove si esaltano i suoni degli elementi naturali è un beneficio dell’anima, riconduce l’uomo alla sua appartenenza al mondo naturale, lo mette in contatto col fermento della vita oltre le sovra strutture, apparecchiature e meccanismi dall’uomo stesso costruiti.

Poi c’è un altro tipo di silenzio, quello dell’omertà. Tacere quando è il momento di parlare, quando la propria voce è necessaria, quando siamo chiamati. Questo tacere è di un silenzio sbagliato, un silenzio colpevole, di paura o convenienza/connivenza, di disinteresse. C’è anche il silenzio dell’indifferenza, quando non ci importa di quel che accade, a volte è un silenzio di gravi conseguenze, perché genera il male, lo favorisce, lo permette, lo perpetua.

C’è pure il silenzio pesante, quello che resta in aria tra due persone legate dall’amore, attuale o trascorso, il silenzio allora scende tra loro come una cappa di nebbia, si taglia col coltello e le divide. Sono questi i silenzi di un amore finito, un’amicizia tradita, tra madre, padre e figlio, tra i fratelli quando li separa la discordia.

Altre volte il silenzio è di assenso, altre volte equivale a un diniego. Perché quand’è il momento di parlare non si può restare zitti, questo vale ad esempio nel mondo del diritto, quando c’è in gioco la Pubblica Amministrazione, al cui silenzio la legge attribuisce un valore di rifiuto o di assenso, scaduti i termini previsti, entro i quali occorre pronunziarsi. C’è il silenzio a cui si deve attenere il magistrato e tutti coloro che sono coinvolti in un’indagine penale.

C’è un altro tipo ancora di silenzio quello dello sgomento, quando non si tace per volontà, ma per incapacità di emettere suoni, ammutoliti dallo sdegno, dal dolore, dall’orrore, quando qualunque parola ci si rende conto sarebbe, inutile, inadeguata, impossibilitata. Talvolta il silenzio è l’unico possibile commento. Un silenzio dettato dalla compartecipazione e dal rispetto. C’è il silenzio dell’emozione intensa, la rabbia o la gioia che tolgono la capacità di articolare suono.

C’è il silenzio del voto, il sacrificio del religioso o devoto che promette di tacere per un periodo deciso, come segno di penitenza o preghiera di intercessione.

Si ricorre al silenzio per commemorare per un minuto le vittime cadute,   grandi uomini, uomini importanti, amici, amati, eroi, che abbiano lasciato questo mondo. Anche donne certamente.

C’è il silenzio politico che si trincera dietro un “no comment” per evitare la parola, spesso la verità, ancora più spesso l’imbarazzo di un incidente diplomatico, e c’è il silenzio che cerca di porre nel dimenticatoio pagine tremende della storia. L’olocausto degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, il genocidio armeno del 1915/16, quello curdo ancora in atto, gli eccidi dei bosniaci e dei serbi in Jugoslavia, perpetrati nella seconda guerra mondiale i secondi e nella prima metà degli anni 90 i primi e ancora quelli della resistenza italiana che precedettero la liberazione del 25 aprile 1945, per citare qualcosa di più vicino a noi. Perché queste vicende restino come monito e non siano dimenticanza, occorre ricordarle, mantenere vive le testimonianze, continuare a parlarne e non sotterrarle col silenzio, a rischio che esse non siano ciò che devono essere, lezioni pesantissime per l’umanità, che deve impegnarsi a non ripeterle.

Altro silenzio e quello di complicità, che lega due o più persone nel segreto di qualcosa che conoscono solo loro e non altri, segreto che resta tale finché i custodi si mantengono fedeli al loro patto di silenzio; c’è poi il principe dei segreti, quello che conosce solo uno e nessun altro, anche qui il silenzio gioca un ruolo decisivo, finché c’è il silenzio c’è anche il segreto, rotto il silenzio viene meno anche il segreto. Entrambi a volte possono  concorrere a creare l’alone di mistero.

Il silenzio è un caleidoscopio, può assumere molte forme e significati. Non ultima la forma poetica. Si ricorre alla poesia quando non bastano parole, quando tutte le parole che si potrebbero pronunciare non basterebbero a trasmettere il complesso messaggio che si vuole comunicare, soccorre allora la poesia, dove si congiungono brevità e complessità, preziosità e incisività. Il silenzio aleggia in ogni poesia, la pervade, sta acquattato tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro, custodisce e vela tutte le parole che sono state taciute.

Per questa preziosità e complessità, per il ruolo che il silenzio assume nella poesia, noi autori di LIMINA MUNDI, abbiamo pensato, di rendergli omaggio e svolgere un percorso con le poesie degli autori di questo blog. Ogni mercoledì posteremo un testo che racconta un silenzio. Una dopo l’altra queste poesie ci aiuteranno e a comprendere l’importanza e la vastità del tema del silenzio, la sua necessità non meno della poesia stessa, anzi forse a far emergere che esso è l’essenza più autentica della poesia, il suo più insondabile mistero.

Loredana Semantica

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