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Inizio con questo post una riflessione sul silenzio che si articola in due tranche: “il tema del silenzio 1” e “il tema del silenzio 2”, rispettivamente pubblicate, una oggi di seguito a questa introduzione in corsivo, l’altra programmata per il prossimo mercoledì 4 maggio.  Si avvia così una nuova iniziativa del blog LIMINA MUNDI, una rubrica dal titolo “il tema del silenzio” che ogni mercoledì, col concorso di poeti e autori di questo blog, si propone d’essere un lungo cammino alla ricerca delle radici del silenzio.

Il termine silenzio può essere inteso in senso fisico – oggettivo come non far rumore oppure in senso metaforico – soggettivo come atto del tacere.

La parola silenzio trae dal latino silentium la propria etimologia e da quel termine anche il senso, l’ assenza di rumore s’intende non solo quello prodotto dall’uomo, ma da qualunque fonte di suono.

C’è nel silenzio del tacere un fascino che non tutti possono percepire. Per comprendere il tema del silenzio, la profonda conversione che richiede anelare al silenzio, sentirsene custodi, praticarlo interiormente, occorre aver sviluppato sufficiente forza e consapevolezza.

La forza di resistere alla tensione che spinge a parlare, all’intenzione e al desiderio di essere presenti nel mondo con la propria voce. La scelta del silenzio in questo senso è l’esatto opposto della smania di alcuni di essere riconosciuti, visibili, noti. Il silenzio è una forma di quiete e di raggiungimento di intima serenità, dove più forte dell’essere è la consapevolezza del non essere, come luogo della propria autenticità, scevra dai condizionamenti sociali, col solo limite della necessità di una convivenza civile con gli altri, nella repulsa del culto dell’apparenza, della fiera delle vanità.  Il silenzio è una scelta, una specie di altare, un voto. Può professarsi come una religione, ma solo dopo aver sufficientemente compresso la propria ansia di esistere, la propria ambizione.

Si arriva al silenzio come approdo, meta di un girovagare anche solo mentale che conduce a valutare il silenzio come esito finale, per sostenerlo, per assuefarsi, per fascinazione della quiete eterna, come un primo passo nell’oltre, mimare o anticipare la propria morte.

Tacere in questo senso è una necessità spirituale che possono capire i saggi, le persone che hanno sofferto, i malati che vorrebbero urlare il proprio dolore, quelli che hanno tempeste dentro la testa che anelano a placare.

Tacere non produce il rumore modulato che generano le corde vocali quando le attraversa il fiato dei polmoni, non si emette voce, anche la bocca, la lingua, le labbra, le guance, l’ugola e la gola che partecipano all’articolazione dei suoni sono fermi. Questo silenzio è uno stato che permette il riposo degli organi deputati a produrre la voce, e, nello stesso tempo, il riposo degli organi deputati all’ascolto e comprensione, incluso il cervello che partecipa alla percezione, decodifica il suono, ne comprende il significato. Nel silenzio in cui tutti tacciono, ancor meglio quando tutti sono assenti, possono svilupparsi con più profitto le attività che richiedono concentrazione e applicazione intellettuale: la scrittura, il pensiero, la meditazione.

Quando si è soli con se stessi  è possibile ascoltarsi, svolgere il filo dei pensieri col loro andamento a spirale che si avvolge come un serpente, fa deviazioni, scarti, poi arretra, oppure fa giri paralleli come anelli contigui al cerchio principale, riprende il percorso verso il punto essenziale per fissarlo, definirlo, condurlo fino al centro del processo, dell’intento. Nel silenzio è possibile riconoscersi umani nel mondo, umani tra umani, ma soprattutto esseri partecipi della natura che circonda amorevolmente (salvo quando ulula e scompiglia) e offre bellezza senza sosta e gratuitamente.

E’ nel silenzio tecnologico che si esaltano i suoni della natura, quando spegniamo radio, televisione, cellulari, ipod, quando tacciono i clacson, le turbine, i motori, le sirene, le escavatrici, i compressori, quando scende la notte e tutto dorme, quando ci sono quelle belle giornate afose nel cuore di agosto e la città si svuota, tutti sono al mare o in montagna e c’è una splendida sensazione desertica di vuoto e calma, quando l’aria è purificata da tutti i decibel delle vibrazioni, sembra quasi che ci si riappropri dei luoghi, ma anche del tempo, dello scorrere del tempo, dell’esistenza e consapevolezza di essere in un preciso, voluto luogo in un preciso e percepito momento.

Questo è il miracolo del silenzio.

(continua qui)

Loredana Semantica

 

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