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Foto dal web: profughi a Indomeni

Credo sia sotto gli occhi e le orecchie di tutti che soffiano venti di bufera sul mondo. L’ultima notizia che getta un ponte d’ansia tra la nostra penisola e il nordafrica si chiama invio di truppe militari in Libia.

Uno spettro si aggira per il mondo e si chiama guerra. Non è cosa nuova sulla faccia della terra, ma ultimamente la guerra è uno degli spettri che popolano anche gli incubi europei.

La realtà ci mostra solo a sprazzi, grazie a un’informazione manipolata, la sofferenza di popoli che protestano senza avere ascolto, che fuggono senza avere accoglienza, coi governi incapaci di dare sicurezza e sviluppo, di convertire tribù in popolazione, individui in cittadini.

Sono in atto, spostamenti di massa motivati dal profondo malessere che induce le persone a preferire l’ignoto e l’incertezza, alle certezze della fame, rovina, guerra, sofferenza che patiscono nel proprio paese d’origine.

D’altra parte cosa potrebbe giustificare questi viaggi della speranza, questa accettazione dello sradicamento se non la disperazione. Considerare la propria condizione di vita così precaria e intollerabile da preferirle i rischi di un viaggio e l’incertezza di un futuro in un paese straniero, del quale spesso non si conosce la lingua, nel quale  non si hanno alloggio, accoglienza, lavoro.

Gli esodi o migrazioni sono fenomeni sociali che hanno assunto proporzioni tali da essere ingestibili dal singolo governo, e, nonostante l’evidente necessità,  non emerge un coordinamento, al di là degli intenti dichiarati, nemmeno un’azione compatta e illuminata da parte delle coalizioni inter e ultra europee per gestire la crisi dei profughi e quella degli emigranti, dare ad esse soluzioni che abbiano come ispiratori principi di solidarietà e accoglienza. Il motivo principale per cui non si riesce a trovare soluzioni è che ciascuno dei capi di governo dei grandi paesi è portatore di interessi di una nazione che non può sacrificare e sui quali non può cedere un millimetro salvo a trovarsi contro un’ampia fetta di società e correlata stampa miope e conservatrice dalla quale sarebbe crocifisso come debole e incapace. Eppure si potrebbe fare ben di più su questo fronte coinvolgere altre nazioni, programmare un’accoglienza dei profughi in accordo coi governi d’oltreoceano, gestire i trasferimenti più ad ampio raggio, evitando un carico eccessivo su determinati paesi che sono vie d’accesso per entrare nell’Europa.  Non c’è dubbio infatti che l’Europa sia il centro di convergenza dei flussi migratori, dalla Siria e fronte orientale circostante e dal Nord Africa tutti convergono verso la ricca, rassicurante, opulenta Europa.

La previsione è che questo processo di spostamento massivo prosegua fino al 2050, si può facilmente  immaginare che ciò cambi completamente lo scenario europeo in termini di composizione della popolazione di molte nazioni. E’ un mutamento epocale al quale stiamo già assistendo da molti anni, per gli sbarchi di clandestini dall’Africa, che balzano di frequente agli onori della cronaca per i disastri dei naufragi, a cui più di recente si è aggiunto il massiccio spostamento dei profughi siriani pincipalmente,  e anche afgani e iraniani.

A parte qualche segno di civiltà dal profondo sud delle isole di Lampedusa e Sicilia o l’accoglienza organizzata dalla Merkel di qualche tempo fa ai profughi siriani, e più di recente la Grecia che intende svolgere in un’ opera di censimento dei profughi rifiutando di respingerli in blocco,  nei confronti di migranti e profughi sembra che termini come unità dei popoli, tolleranza della diversità e fratellanza si stiano svuotando di senso, inariditi e offesi, assolutamente inadeguati, superati, stantii.  E invece proprio perché quei valori rappresentano l’opposto dell’orrore e della distruzione da cui fuggono i profughi, proprio perché essi sono alla radice l’antinomia del fenomeno Isis, il contraltare dell’intolleranza religiosa, dovrebbero essere esaltati, si dovrebbe ritrovarli nelle proprie corde, come segni distintivi e progressisti, proprio perché gli antagonisti parlano una lingua totalmente diversa che è quella della violenza, della prevaricazione e dell’arroganza, dell’offesa dei valori e principi a cui si ispira ed è formata la società in cui viviamo. Principi e valori a cui si è giunti dopo travagli di centinaia di anni che significano la nostra storia e la nostra eredità.

Abbiamo invece qui di fronte una furia distruttrice di templi e civiltà, che rifiuta il dialogo, il compromesso, pretende di imporre proprie leggi, idee e religioni, sferra, per ora a parole domani chissà, attacchi offensivi della nostra identità.

 Loredana Semantica

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